"i grandi amori si annunciano in un modo preciso. Appena la vedi dici: chi è questa stronza?" (Ennio Flaiano)
CHI SONO
Nome: Alessandro Una voce fra mille, un sordo fra sordi, un cieco fra ciechi, un uomo fra uomini, una bestia fra bestie. Dolore e gioia, bellezza e mediocrità , grandezza e miseria.
Vivo franando, costruisco incessante.
Arrestato il DC Lombardo Raffaele 41 anni; con lui accusati di interesse privato in atti di ufficio Salmeri Giuseppe, Cuccia Simone, Vitale Antonio, il fratello dell' assessore Lombardo Angelo e 4 impiegati.
CATANIA . "Nella bella copia al secondo e ottavo rigo, all' inizio di frase, scrivete una parola di due lettere: no. E poi barrate". Tra i candidati per il concorso a 60 posti di assistenti amministrativi, ce ne erano alcuni da favorire. Attenendosi alle indicazioni date dalla segreteria dell'onorevole avrebbero "preso" il posto all' Usl 35 di Catania. In cambio dovevano riconoscenza: votando e facendo votare. E' stata una delle tante storie di raccomandazioni facili a far scattare le manette per l' assessore regionale agli enti locali, il dc Raffaele Lombardo. Quarantun anni, una lunga frequentazione negli ambienti salesiani, Lombardo è considerato l' astro nascente della Dc in Sicilia orientale. Il punto di riferimento è il ministro Calogero Mannino. La procura accusa Lombardo di interesse privato e di abuso d' ufficio assieme ad altre sette persone: Giuseppe Salmeri, componente del comitato dei garanti dell'Usl 35, Simone Cuccia, funzionario dell' assessorato alla Sanità , Antonio Vitale, ricercatore dell' Università e altri quattro impiegati di Usl siciliane. Tra gli indagati c'è anche Angelo Lombardo, fratello dell'assessore. Irreperibile per tutta la mattinata, l' esponente democristiano si è costituito ieri pomeriggio alle 15.30. Accompagnato dall' amico e legale Guido Ziccone, ex sindaco di Catania, si è presentato nell' ufficio del nucleo di polizia giudiziaria presso il tribunale. In serata è stato interrogato e poi accompagnato a casa, dove resterà agli arresti domiciliari. Irreperibile Salmeri. Secondo il sostituto procuratore Nicolò Marino le otto persone raggiunte dalla richiesta di custodia cautelare avrebbero truccato il concorso tentando di favorire alcuni candidati. Tutto comincia nell' 86 quando l'Usl 35 bandisce un concorso per 5 posti, poi aumentati a 60, di assistenti amministrativi. Nell' 89, subito dopo le prove scritte, cominciano a fioccare i ricorsi e gli esposti alla magistratura. Alcuni candidati lamentano che la prova scritta è pilotata dalla segreteria politica di Lombardo. A seguito di un ricorso al Tar si ottiene anche la sospensiva, ma successivamente il candidato che l'aveva presentato fa marcia indietro. Sono le intimidazioni a farlo desistere. La sera del 26 ottobre 1991, infatti, qualcuno gli brucia la porta di casa e poi lo minaccia al telefono: "Pezzo di merda, ritira il ricorso o ammazziamo te e la tua famiglia". Minacce anche per un' altra candidata che lamenta irregolarità : "Maledetta, non arriverai a Natale". Ma la magistratura ha già aperto un'inchiesta e sequestrato tutti gli elaborati. Da intercettazioni telefoniche, prove testimoniali e registrazioni il sostituto Marino accerta che Lombardo ha garantito "il posto" a decine dei circa ottanta candidati, in cambio di un sostegno alle elezioni regionali del giugno 1991. A conferma di queste ipotesi c'è anche la straordinaria lentezza con cui va avanti il lavoro della commissione esaminatrice. Nonostante le sollecitazioni del presidente dell' Usl 35, Vigneri, a espletare al più presto le varie prove, tutto resta fermo in attesa delle elezioni. Lombardo poco prima dell' arresto ha rassegnato le dimissioni da assessore. L' altro ieri a un quotidiano aveva dichiarato di aver ricevuto minacce "con riferimenti all' uccisione del segretario dc di Misterbianco Paolo Arena. Qualcuno vuol tendermi una trappola cercando di far risultare legami con la mafia". Candidato a diventare il presidente della Regione, alle ultime politiche ha fatto eleggere alla Camera con 20 mila voti Antonio Scavone, un giovane di 34 anni ai suoi primi passi in politica. Alfio Sciacca
O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perchè questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza.
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P.s. Però quando te lo mettono in culo per 50 anni con le parole e con i fatti poi non è che ci dobbiamo lamentare se spuntano sempre le Brigate Rosse...
Per me, che ho suonato per tanti anni il pianoforte (prima di smettere, un po' come con le sigarette), persone dallo straripante talento come quello nei video di Youtube sono un patrimonio da segnalare all'Unesco. Persone che hanno il merito straordinario di aver saputo emergere naturalmente, ricordandoci cosa potrebbe essere la nostra vita se i migliori in ogni campo segnassero la strada e se gli altri - i più normali - senza invidie, gelosie e mediocrità potessero godere di tanta bellezza e qualità senza per questo doversi sentire sminuiti...
Il soggetto in questione è tra l'altro un grandissimo intrattenitore, per cui vi consiglierei - se facesse tappa nella vostra città - di non perdere l'occasione di godere di una sua esibizione.
If Silvio Berlusconi and Walter Veltroni came together they just might be able to save Italy.
Barbie Nadeau, Jacopo Barigazzi and Christopher Dickey
NEWSWEEK
Updated: 1:21 PM ET Mar 29, 2008
Eating mozzarella cheese is becoming a test of patriotism in Italy. But not just any mozzarella. No, this has to be cheese made from the milk of water buffaloes raised in the region around Naples. The product is a prestige export and the industry is vital to the local economy, but after years in which mountains of garbage have piled high on Neapolitan streets and people have taken to dumping rotting refuse more or less anywhere they please, poisonous dioxins have started turning up in the buffalo milk. The levels are only fractionally above European norms. But the crisis is so symptomatic of what's gone wrong in Italy that it's become an issue in the current political campaign.
"When was the last time you ate buffalo mozzarella?" NEWSWEEK asked center-left candidate for prime minister Walter Veltroni on a dusty campaign bus rumbling through the Sicilian countryside last week. "A couple of days ago," said the mild-mannered former mayor of Rome. "I'm not afraid. Our world today is a world that embraces fear-and that is what scares me." His tone may be quiet, but after 30 years in politics he knows how to stay on message. His main rival, center-right former prime minister Silvio Berlusconi, has built his political career not least by playing on concerns among small-business owners and conservative Roman Catholics about the power of erstwhile communists like Veltroni in Italian politics. "Fear is something that is easy to sell," says Veltroni. "It is much easier to sell fear than hope. We are investing in hope."
Yet the greatest fear of each candidate may well be that he'll win-only to preside over yet another Italian government crippled by fractious political parties and shaky coalitions in the two houses of Parliament. Such a regime cannot even begin to save Italy from a mountain of economic and political woes. The economy is flat, verging on recession. Technically a member of the G8, a group of the world's most industrialized countries, Italy has had almost no growth for a decade and salaries, as a function of purchasing power, are half that of Britain. Its debt is so massive that every man, woman, child and newborn is being charged ¤1,200 a year for interest payments alone. And all signs point to the situation getting worse.
For that very reason, only a few months ago Veltroni and Berlusconi were moving toward each other like old heavyweight fighters asked to sit on the board of the same charity. A jab here, a feint there, and they were just about to get down to the first order of business: an electoral law that would take away the power of the splinter groups that have made and broken so many governments. The then Prime Minister Romano Prodi proved unable to prevent the collapse of his lackluster leftist government (which included 11 parties); new elections were called and Italy looked like it would go back to politics as usual. But that isn't what's happened-and in that fact lies some real hope for the future.
Veltroni refused to run in a coalition with the troublesome little parties of the extreme left. Berlusconi teamed up with some of his old allies, but made it absolutely clear it was all about him, not them. For the first time in modern Italian history, the election, to be held on April 13 and 14, presents the semblance of a real two-party contest. If the candidates are serious about solving Italy's problems, they'll leave the door wide open to the possibility of a "grand coalition" once the votes are counted-even if neither is quite ready to say yes to that proposal in public, although Veltroni strongly hints that he would. Berlusconi rejects the idea for the moment, but has joked that their policies on several issues are so close that Veltroni has been stealing from his platform.
The personalities don't mix well, that's for sure. Berlusconi, a former singer on cruise boats who became a billionaire by building an empire of privately owned television stations, is without question Italy's most entertaining politician. During his one full term as prime minister, from 2001 to 2006, Berlusconi's family not only kept control of his own empire, but he gained control of the powerful state broadcasting networks. He also has major interests in leading media outlets. Although the courts have pursued Berlusconi relentlessly on various charges of shady business dealings, he managed to beat the rap in every case. Now 71, he looks much younger, thanks to his undeniable personal energy and a few equally undeniable cosmetic touches, including the color and quantity of his hair.
Veltroni, at 52, would be the youngest prime minister ever elected in postwar Italy, but his look is gray with glasses, a little disheveled, shy and professorial. But Veltroni is no neophyte. His career in politics goes back 30 years, beginning as a young activist in the Italian Communist Party and developing into a full-blown apparatchik. After the collapse of the Soviet Union discredited the message, Veltroni saw centrism as the key to his political future. Compared with the previous leader of the left, the soporific Prodi, Veltroni appears animated even when he's understated. Like any shrewd politician he tries to turn his opponent's strengths against him. "For the past 15 years," he tells a crowd in the Sicilian town of Caltanissetta, "politicians have focused on TV and advertising as if these are the real issues in the country." But Veltroni is not above borrowing, quite blatantly, from the mediagenic campaign of a star in the United States. His slogan is pure Barack Obama: "Si può fare"-"Yes we can."
What would it take to turn "yes we can" into "Silvio and I can"? Conventional wisdom holds that if there were to be a grand coalition, it would come together mainly for electoral reform and then, in relatively short order, everyone would be back at the polls. Yet the basic agenda for Italy may be better addressed by keeping that coalition together. Much of what needs to be done is painful. A weak government can't make it work, and the country's two leading politicians could conclude they're better off taking joint responsibility rather than shouldering the blame for the pain alone. Perhaps most crucial are welfare and labor reforms. Unemployment is low, but so are salaries, trailing behind Spain and Greece. One reform on which both candidates could agree would be to encourage work by lowering taxes on overtime, as the French are doing. Both candidates also recognize the need to make provisions for workers employed on short-term contracts. Their incomes are too low to live on, and they have no income at all when their contracts run out. Equally urgent is the need to reform public administration. The Italian state costs the taxpayer more than the German state does, but provides considerably less. Berlusconi wants to reduce public expenditure by one point every year. Veltroni would do the same, but wants to wait a year before beginning.
An issue that rankles the electorate is the high salaries and seemingly limitless perks of Italy's political class. Again, only a grand-coalition government would stand a prayer of cutting those perks and salaries. And when it comes to taxes, and it always does, both Veltroni and Berlusconi want them reduced. Berlusconi would like to see the total burden on income taken below 40 percent, down from 44 percent now. Both want to spur tourism by reducing the value-added tax on things like travel-agency bookings. The Prodi government halted or canceled several big public works and infrastructure projects that Berlusconi had begun. He wants to restart them. So does Veltroni. The only major difference is whether to build a bridge across the Strait of Messina between the mainland and Sicily. Berlusconi wants it. Veltroni's core constituents on the island aren't so enthusiastic.
In the town of Caltanissetta, deep in Sicily's hinterland, 75-year-old pensioner Emilio Serra listened to Veltroni's calls to escape the old chaos of multiple parties with a certain bemused wonderment. "It is more an American way of thinking," says Serra. "I don't see why that wouldn't work here, but I don't think the politicians will allow something so sane." If they do not, then Italy's mad decline will only continue-and that would be something to fear indeed.
E nessuna parte politica sino a oggi è riuscita a prescindere dalla relazione con il potere economico dei clan. Mettersi contro di loro significa non solo perdere consenso e voti, ma anche avere difficoltà a realizzare opere pubbliche.
Quando ero ragazzino il voto di scambio era più redditizio. Un voto: un posto di lavoro. Alle poste, ai ministeri, ma anche a scuola, negli ospedali, negli uffici comunali. Mentre crescevo il voto è stato venduto per molto meno. Bollette del telefono e della luce pagate per i due mesi precedenti alle elezioni e per il mese successivo. Nelle penultime la novità era il cellulare. Ti regalavano un telefonino modificato per fotografare la scheda in cabina senza far sentire il click. Solo i più fortunati ottenevano un lavoro a tempo determinato.
Alle ultime elezioni il valore del voto era sceso a 50 euro. Quasi come al tempo di Achille Lauro, l'imprenditore sindaco di Napoli che negli anni cinquanta regalava pacchi di pasta e la scarpa sinistra di un paio nuovo di zecca, mentre la destra veniva recapitata dopo la vittoria. Oggi si ottengono voti per poco, per pochissimo. La disperazione del meridione che arriva a svendere il proprio voto per 50 euro sembra inversamente proporzionale alla potenza della più grande impresa italiana che lo domina.
Mai come in questi anni la politica in Italia viene unanimemente disprezzata. Dagli italiani è percepita come prosecuzione di affari privati nella sfera pubblica. Ha perso la sua vocazione primaria: creare progetti, stabilire obiettivi, mettere mano con determinazione alla risoluzione dei problemi. Nessuno pretende che possa rigenerarsi nell'arco di una campagna elettorale.
Ma nel vuoto di potere in cui si è fatta serva di maneggi e interessate miopie prevalgono poteri incompatibili con una democrazia avanzata. E' una democrazia avanzata quella in cui 172 amministrazioni comunali negli ultimi anni sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa? O dove dal '92 a oggi, le organizzazioni hanno ucciso più di 3.100 persone? Più che a Beirut? Se vuole essere davvero nuovo, il Partito Democratico di Walter Veltroni non abbia paura di cambiare. Non scenda a compromessi per paura di perdere.
Il governo Prodi è caduto in terra di camorra. Ha forse sottovalutato non tanto Clemente Mastella, il leader del piccolo partito Udeur, ma i rischi che comportava l'inserimento nelle liste di una parte dei suoi uomini. Personaggi sconosciuti all'opinione pubblica, ma che negli atti di alcuni magistrati vengono descritti come cerniera tra pubblica amministrazione e criminalità organizzata. Nel frattempo il governo ha permesso al governatore della Campania Bassolino di galleggiare nonostante il suo fallimento nella gestione dell'emergenza rifiuti. E non ha capito che quella situazione rappresenta solo l'esempio più clamoroso di quel che può accadere quando il cedimento anche solo passivo della politica ad interessi criminali porta allo scacco.
Tutto questo mentre il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi assisteva muto o giustificatorio ai festeggiamenti del governatore della Sicilia Cuffaro per una condanna che confermava i suoi favori a vantaggio di un boss, limitandosi a scagionarlo dall'accusa di essere lui stesso un mafioso vero e proprio.
La questione della trasparenza tocca tutti i partiti e il paese intero. Inoltre molta militanza antimafiosa si forma nei gruppi di giovani cattolici i cui voti non sempre vanno al centrosinistra. Anche questi elettori dovrebbero pretendere che non siano candidate soubrette o personaggi capaci solo di difendere il proprio interesse. Pretendano gli elettori di centrodestra che non ci siano solo soubrette e a sud esponenti di consorterie imprenditoriali. E mi vengono in mente le parole che Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993 rivolse dalla collina di Agrigento alla Sicilia e all'Italia ferita dalle stragi di mafia: "Questo popolo... talmente attaccato alla vita, che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte... Mi rivolgo ai responsabili... Un giorno verrà il giudizio di Dio". Parole che avrebbero dovuto crescere nelle coscienze.
È tempo di rendersi conto che la richiesta di candidati non compromessi va ben oltre la questione morale. Strappare la politica al suo connubio con la criminalità organizzata non è una scelta etica, ma una necessità di vitale autodifesa.
Io non entrerò in politica. Il mio mestiere è quello di scrittore. E fin quando riuscirò a scrivere, continuerò a considerare questo lo strumento di impegno più forte che possiedo. Racconto il potere, ma non riuscirei a gestirlo. Non si tratta di rinunciare ad assumersi la propria responsabilità , ma considerarla parte del proprio lavoro. Tentare di impedire che il chiasso delle polemiche distolga l'attenzione verso problemi che meno fanno rumore, più fanno danno. O che le disquisizioni morali coprano le scelte concrete a cui sono chiamati tutti i partiti. È questo il compito che a mio avviso resta nelle mani di un intellettuale. Credo sia giunto il momento di non permettere più che un voto sia comprabile con pochi spiccioli. Che futuri ministri, assessori, sindaci, consiglieri comunali possano ottenere consenso promettendo qualche misero favore. Forse è arrivato il momento di non accontentarci.
Nel 1793 la Costituzione francese aveva previsto il diritto all'insurrezione: forse è il momento di far valere in Italia il diritto alla non sopportazione. A non svendere il proprio voto. A dare ancora un senso alla scelta democratica, scegliendo di non barattare il proprio destino con un cellulare o la luce pagata per qualche mese.
domenica sono arrivato a Marsa Alam (località emergente sul Mar Rosso) e da lì mi sono spostato al Radisson sas di El Quseir.
Comincio da alcune informazioni tecniche che potrebbero esservi utili nel caso voleste provare questa parte di Egitto.
Al contrario di Sharm qui il turismo selvaggio non è ancora arrivato, il mare è molto bello e - tra gli alberghi (a forma di villaggio più che altro) che sono nati ho anche avuto il culo di beccare il migliore.
L'hanno aperto da due anni, servizio molto buono, stanze molto belle, cucina insignificante ma con roba fresca e di qualità .
In definitiva, per uno come me che ama andare all'avventura senza neanche prenotare l'albergo all'arrivo, aver trovato al volo questo pacchetto last minute è stata da un lato una fortuna dall'altro la conferma che questi "lager di lusso" sono posti che ti fanno conoscere ben poco del paese dove vai...
Sono stato ieri a Luxor.
Vi racconterò domani come è stato.
La giustizia a orologeria valica ormai i confini nazionali e dilaga, come un’inarrestabile cancrena, fino al Lussemburgo. Lì la Corte Europea di Giustizia ha stabilito che le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere via etere senza concessione su frequenze spettanti a Europa7 che la concessione vinse in una regolare gara nel 1999 mentre Rete 4 la perse, sono “contrarie al diritto comunitario”, dunque illegali.
A partire dalla legge Maccanico gentilmente offerta dal centrosinistra al Cavaliere nel 1997, per proseguire col decreto salva-Rete4 e con la legge Gasparri varati dal governo Berlusconi II tra il 2003 e il 2004.
Giusto in tempo per il suo probabile ritorno a Palazzo Chigi, dunque, si ripropongono intatti i nobili moventi della sua “discesa in campo” del ‘94: salvare le sue televisioni da una qualunque legge antitrust e salvare se stesso dai processi (a Milano stanno per chiudersi quelli per i fondi neri Mediaset e per la corruzione del testimone David Mills, a Napoli sta per aprirsi quello per la tentata corruzione di Agostino Saccà e di alcuni senatori).
La soluzione ideale sarebbe depenalizzare anche la corruzione e trasferire la Corte europea da Lussemburgo a Brescia, o ad Arcore, per legittimo sospetto.
Nell’attesa, va detto che non sarebbe occorso scomodare l’Europa se l’Ulivo prima e l’Unione poi avessero fatto il proprio dovere: tradurre in legge le sentenze della Corte costituzionale del 1994 e del 2002 che fissano per Mediaset un tetto invalicabile di due reti.
Ma, nei quasi sette anni in cui ha governato, il centrosinistra - che secondo l’ex senatore Franco Debenedetti, sempre spiritoso, sarebbe affetto da inguaribile antiberlusconismo - le diede tutte vinte al Cainano. Costringendo Francesco Di Stefano a un’estenuante battaglia legale prima al Tar, poi al Consiglio di Stato, infine alla Corte europea. L’anno scorso si arrivò all’incredibile: già regnante l’Unione, l’Avvocatura dello Stato seguitò a difendere la legge Gasparri alla Corte di Lussemburgo contro le legittime richieste di Europa7. Ieri il ministro Gentiloni l’ha parzialmente ricordato, facendo notare di aver invitato Palazzo Chigi a modificare le regole d’ingaggio all’Avvocatura rispetto a quelle dettate dal governo Berlusconi. Ma la sua missiva al sottosegretario Enrico Letta rimase lettera morta e il governo dell’Unione continuò a schierarsi pro Gasparri e contro Di Stefano. Ora il Consiglio di Stato dovrà risarcire l’editore di Europa7 per i danni subiti dal 1999 a oggi e, possibilmente, levare le frequenze occupate da Rete4 grazie a una serie di proroghe legislative compiacenti, per assegnarle finalmente al legittimo beneficiario e consentirgli di accendere, con nove anni di ritardo, la sua emittente nazionale.
Mediaset, in un comunicato spiritoso almeno quanto Debenedetti, sostiene che “Rete4 è pienamente legittimata all’utilizzo delle frequenze su cui opera. Quindi nessun rischio per Rete4”. In realtà non spetta a Mediaset, ma al Consiglio di Stato, decidere se assegnare a Di Stefano il solo risarcimento pecuniario, o anche le frequenze finora negate.Intanto l’Europa, che ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per l’illegittimità della Gasparri, potrebbe presto condannare il nostro Paese a versare una multa di 400 mila euro al giorno. Risarcimento a Di Stefano ed eventuale multa saranno, ovviamente, a spese dei contribuenti.
Secondo l’infallibile pratica del “ridi e fotti”, per 15 anni il Cavaliere ha imposto al Parlamento gli affari suoi come affari di Stato.
Mantenendo Rete4 sull’analogico terrestre, ha incamerato introiti pubblicitari da favola che non avrebbe mai visto se l’emittente fosse finita sul satellite.
E ora chi paga i danni?
Lo Stato.
Cioè, pro quota, ciascun contribuente.
Se esistesse un’informazione decente, da oggi tutti i giornali e le tv dovrebbero annunciare agli italiani una nuova tassa: la “tassa Berlusconi”.
Se esistesse un centrosinistra decente, dovrebbe promuovere una gigantesca class action di 58 milioni di italiani per chiedere i danni a Silvio Berlusconi.
Il quale intanto, se tornerà al governo, sarà chiamato ancora una volta a risolvere ciò che i suoi presunti avversari non hanno mai voluto nemmeno sfiorare.
Come diceva Sabina Guzzanti nei panni di Massimo D’Alema,“io a Silvio Berlusconi ho fatto un discorso chiarissimo sul conflitto d’interessi.
Gli ho detto: Silvio Berlusconi, il conflitto d’interessi è tuo? Risolvitelo da te!”.
E a Betlemme è nato Piercristo Il futuro politico di Silvio Berlusconi è un'incognita solo apparente. Ecco la sequenza degli avvenimenti di qui al 2190
Il futuro politico di Berlusconi è una incognita solo apparente. Esaminando le sue precedenti mosse, è sufficiente una banale elaborazione logico-matematica per avere la sequenza precisa degli avvenimenti di qui ai prossimi anni.
Gennaio 2008
Mentre i suoi alleati siedono al tavolo delle trattative per una nuova legge elettorale, Berlusconi si proclama unico interprete della volontà popolare e indice le elezioni per il 15 febbraio, con il sistema uninominale secco: ogni elettore dovrà segnare con un fagiolo il volto di Berlusconi sulle speciali cartelle della tombola distribuite nei gazebo.
Se il fagiolo cade per terra la volontà dell'elettore sarà comunque chiara, certificata dalla mamma di
Berlusconi che viene nominata Garante della Democrazia.
Febbraio 2008
Napolitano diffida Berlusconi: le elezioni con il fagiolo non possono essere ritenute valide, anche perché nessun altro leader ha fatto in tempo a presentare entro le cinque del pomeriggio, come richiesto da Berlusconi, i 20 milioni di firme necessarie per candidarsi, ognuna guarnita da una ciocca di capelli dell'elettore.
Berlusconi risponde che la volontà popolare non può più essere disattesa, sorvola in biplano il Quirinale e viene eletto Maresciallo d'Italia con due milioni e 700 mila fagioli.
Nomina i suoi infermieri Vicerè della Repubblica.
Marzo 2008
Asserragliati in un bar dell'Aventino, i leader di tutti gli altri partiti studiano le contromosse, elaborando una bozza di programma che andrà sottoposta a una commissione interpartitica che elabori una strategia per presentare a Napolitano, entro i prossimi sei mesi, una proposta di modifica della nuova Costituzione nel frattempo scritta e approvata da Berlusconi.
Prevede solo tre articoli: uno per la prima serata, uno per la seconda e uno che abolisce il Parlamento.
Napolitano, dall'esilio francese, fa sapere di essere preoccupato.
Giugno 2008
Berlusconi, nel frattempo divenuto Triumviro dell'Impero, si rifiuta di nominare gli altri due.
Aggiunge ai suoi titoli quelli di Legionario di Roma, Piccola Vedetta Lombarda e Bellissima Fica.
Si affaccia dal Quirinale e, sostenendo di essere in sintonia con il popolo, suona la cetra con una corona di lauro in testa.
Novembre 2008
Il Commodoro d'Europa, Generalissimo Atlantico e Stallone Onorario delle Nazioni Unite Silvio Berlusconi sostiene di avere sognato il popolo che gli chiedeva di dichiarare guerra alla Galassia di Gnork. Decolla da Ciampino con un'astronave e, per distendere il clima politico, lascia il potere a sua madre. La signora Berlusconi sostiene di essere la sola interprete della volontà popolare e fa inserire nella Costituzione un quarto articolo con la ricetta del minestrone alla milanese.
Febbraio 2009
Berlusconi, nel frattempo divenuto Caudillo di Gnork ed Eroe della Quarta Dimensione, invade la Terra alla guida di un esercito di creature gelatinose e propone di abolire l'Ici.
In sintonia con il popolo, mangia naftalina e sostiene di essere la reincarnazione di Eta Beta.
Canta tutte le canzoni del Festival di Sanremo tranne una, eseguita da Giorgia, che vince grazie alla Giuria della Critica, sovvertendo la volontà popolare.
Fa deportare Giorgia su Urano e dispone la fucilazione dei critici comunisti.
Dicembre 2023
Esce il nuovo cd di Berlusconi, con Apicella alla chitarra e Muti e Abbado, in catene, che dirigono l'orchestra.
Il suo nuovo partito (Partito della Popolazione Popolare del Popolo Libero) raggiunge il 120 per cento dei voti grazie al buon rendimento in Borsa.
La quinta moglie Michela Brambilla partorisce a Betlemme Piercristo Berlusconi.
Le statue di Berlusconi in tutto il Paese vengono continuamente ritoccate da migliaia di chirurghi estetici per rappresentare in tempo reale il costante ringiovanimento del leader.
Ottobre 2190
Ormai da qualche mese a riposo a Villa Sardegna (una splendida residenza, con superficie pari all'intera isola), Berlusconi si spegne serenamente con il titolo di Gran Triangolo Ispiratore, Stella Polare dell'Umanità, Occhio di Luce, Guida Eterna, Accademico di Gnork, Somma Statura e Primo Classificato
al Festival di Sanremo del 2009.
Ecco uno brano profetico di Corrado Guzzanti sul compagno Bertinotti.
E poi non ditemi che tutte le cazzate che gli fa dire non si sono tramutate in realtà ...