citazioni | Vivo franando, costruisco incessante

"i grandi amori si annunciano in un modo preciso. Appena la vedi dici: chi è questa stronza?" (Ennio Flaiano)

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domenica, 16 novembre 2008

da http://www.melba.it/csf/stampa.asp?articolo=123

Filippo Facci mi sta enormemente sul cazzo, lo trovo odioso, coglione ed infondatamente aggressivo. Oggi però ho trovato questa sua intervista in rete e devo dire che alcune cose dette da lui le condivido...

Starò mica rincoglionendo???



: )))))



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Filippo Facci è un giornalista un po' anarchico, molto litigioso, pronto ad accapigliarsi con tutti, anche con i suoi amici e con i suoi direttori. La gente lo considera di destra, lui si considera fuori del coro. E' stato molto vicino a Craxi, al Craxi perdente, morente. Oggi è un dipendente Mediaset e un collaboratore del Giornale. Ma quando vuole scrivere delle cose un po' diverse, chiede ospitalità al Foglio. Una volta mi azzardai a scrivere delle cose su Craxi. Non l'avessi mai fatto. Scrisse sei articoli consecutivi contro di me.


Perché sei così reattivo se ti toccano Bettino?


"Per molte ragioni, la prima è che l'ho conosciuto".


Tutto qui?




"No. Ero molto amico di Craxi. Avevo con lui un rapporto di amicizia assoluta. Scarso tempismo: era il più grande appestato del dopoguerra".




Craxi andò ad Hammamet.




"E ci andai anche io, spesso. E poi mi telefonava"




Spesso?




"Io vivevo come uno spiantato, al Giambellino. Me la cavavo scaricando cassette di frutta. Ogni tanto squillava il telefono: "Ciao Filippo, sono Bettino". Il più grande uomo che abbia mai conosciuto telefonava proprio a me".




Che cosa voleva?




"Informazioni, capire che cosa succedeva in Italia. Cercava un appiglio. Anche se aveva Luca Josi".




Luca Josi gli è sempre stato vicino.




"Luca è un ragazzo eccezionale. Era un fedelissimo di Bettino. Ma poi ha dimostrato di che cosa era capace con la sua casa di produzione televisiva, la Einstein. Tra l'altro in forte concorrenza con quella di Stefania Craxi. Psicologicamente interessante. Luca era un tipo di figlio che Bettino avrebbe voluto avere".




Mi vengono in mente quelli che negano di essere mai stati craxiani.




"La storia dei voltafaccia dei craxiani è clamorosa. Luca Josi ed io vogliamo scrivere un libro sugli ultimi dieci anni di Craxi, scrivere tutto, chi c'era, chi non c'era".




Numero uno dei voltafaccia craxiani?




"Claudio Martelli può metterla come vuole, ma chi ha memoria di ciò che è successo, sa".




La politica è fatta di tradimenti.




"Il suo non fu un tradimento politico. Martelli non disse a Craxi: "Io succedo a te perché sei vecchio". Gli disse: "Io succedo a te perché sei un ladro". Martelli diede a Craxi un dolore che non si rimarginò mai. I soldi arrivavano anche a lui. Soldi che gli consentivano di mantenere un tenore di vita mostruoso, offensivo, che schifava lo stesso Craxi. Bisognerebbe fare le visite guidate per vedere la villa sull'Appia Antica dove abitava Martelli a spese del partito. Peggio di Martelli fu solo Carlo Ripa di Meana, un caso da psicoanalisi. Era una creatura di Craxi, fatto, dipinto, costruito. E poi la moglie! Sistemare la moglie! Far fare la fiction alla moglie. Rompere le scatole a Berlusconi perché la moglie.. Ho molte lettere ricevute da Craxi che ricostruiscono dieci anni di vera piaggeria".




Quali sono gli adulatori che lo hanno mollato?




"Si fa prima a dire chi non l'ha mollato. Io e Luca Josi non l'abbiamo mollato. Riccardo Pugnalin, che adesso è l'amministratore delegato del Domenicale non l'ha mollato".




Tu eri craxiano?




"Ero craxiano ad personam. Sono nato anarchico e anticlericale, a 15 anni ero attivista radicale. Scrivevo sull'Unità, su Repubblica, pagine milanesi. Poca roba. Vivevo di espedienti. Rubavo. Mai mangiato così bene come in quel periodo. Perché se rubi, rubi il caviale mica la carne in scatola".




Poi hai cominciato all'Avanti?




"Molti amici dicevano: ma che ci fai all'Avanti? Proprio tu che hai sempre tuonato contro i socialisti".




Ma eri di sinistra o cosa?




"Ero di sinistra in quella convinzione un po' cretina che può avere un ragazzo che crede che a destra ci sono i fascisti, i beceri, gli orologi d'oro, i lions club e i ricchi brianzoli. Non è che fossi scemo, però quasi".




Che scuole avevi fatto?




"Un anno di classico ma mi avevano cacciato via. Facevo le rivolte, mettevo i manifesti radicali. Io sono cresciuto praticamente da solo. Mia madre era morta, mio padre e mia sorella erano spesso altrove. Poi avevo fatto cinque anni in uno e preso la maturità odontotecnica. Era un diploma che permetteva di andare all'università. Scienze politiche".




Misteri della scuola italiana.




"Feci quindici esami e poi lasciai. Volevo lavorare. Studiavo anche musica, ma smisi".




Che tipo eri?




"Hippy, capelli lunghi, occhiali tenuti su con il nastro adesivo giallo, uno sfigato. Le ragazze mi ignoravano. Un giorno mi tagliai i capelli a spazzola, mi abbronzai, buttai gli occhiali, mi vestii da fighetto, cominciai a fumare. Fu uno choc. Le donne finalmente mi scoprirono".




Dopo l'Avanti, anche il Foglio.




"Davo una mano nella campagna contro Di Pietro. Poi cominciai a scrivere di musica classica. Litigai con Beppe Benvenuto, uno geloso del mio rapporto con Ferrara. Poi litigai anche con Giuliano e mi tolsi dalle scatole".




Perché litigavi con Giuliano?




"Lo stuzzicavo su una certa piega che il Foglio stava prendendo, un giornalismo di cattiva qualità di cui era campione Giampiero Mughini, quel giornalismo in cui si mischia tutto, una sorta di delirio, di autoreferenzialità in cui i giornalisti intervistano giornalisti?"




Come stiamo facendo in questo momento?




"E' vero. Ma Mughini intervistava proprio se stesso. Mischiando la Juventus all'ultimo stilista giapponese, il fatto che Sofri sapeva, alla serata da Maurizio Costanzo con gesticolazioni da checca isterica".




Mughini è la tua bestia nera.




"No. È solo un esempio. È uno che s'è sbattuto tutta la vita ed è diventato famoso come battutista di destra e commentatore sportivo".




Scrivevi tutto ciò?




"Intervenni in un dibattito sul giornalismo autoreferenziale. Mughini rispose definendomi una cacca".




Alla fine il Foglio ti piace o no?




"Mi piace. Ma i suoi giornalisti si dividono in due categorie. Quelli che scrivono quando hanno qualcosa da dire e quelli che scrivono quando non hanno qualcosa da dire. Sul Foglio prolifera la seconda categoria. Adriano Sofri è il caposcuola di coloro che ritengono che la propria attività intellettuale si dispieghi attraverso l'esplorazione di tutti gli anfratti possibili di una vicenda, senza tuttavia che da essi si tragga una strada definitiva, una scelta, una decisione chiara. E anche quando questa scelta chiara c'è, arriva alla fine così sfibrata che nessuno se la ricorda. Passare per travagliati è un obbligo".




Tu hai detto: sono per il centro-destra ma non posso sopportare certa gente?




"L'ha detta anche Maria Laura Rodotà una cosa del genere: il cretinismo bipolare ti obbliga a compromessi assurdi per cui se prendi Nanni Moretti devi beccarti anche Gino Strada. Io se voglio Berlusconi mi devo beccare anche Gasparri, uno che ha detto che Di Pietro è meglio di Mussolini".




Parliamo di piaggeria?




"L'adulazione è un lubrificante sociale, c'è sempre stata e sempre ci sarà. Tutti siamo bravissimi, tutti bellissimi, tutti geniali. Il sincero non fa strada nella vita. La sincerità è una follia".




L'hai presa alla larga.




"Vabbé. Gli adulatori non mi piacciono".




E tu?




"Io sono stato sempre accusato di eccesso di sincerità. Di una sincerità a volte inutile. Sono poco strategico. Quindi inaffidabile".




Hai attaccato perfino Maurizio Costanzo.




"Lo ritengo una jattura culturale. Un banalizzatore. È più che un voltagabbana. È il difensore delle cause vinte".




A me pare coerente. Non vedo grandi svolte nella sua vita.




Prima ha santificato Francesco De Lorenzo e poi ha fatto programmi giustizialisti con Michele Santoro. Ha detto che se lo cacciano vuol dire che in Italia c'è regime. L'unico regime per ora è il suo, 21 anni, uno in più del ventennio fascista". Però io mi fermo qui, io lavoro a Mediaset, non voglio farmi licenziare".




Che cosa fai a Mediaset?




"Lavoro con Piero Vigorelli, e faccio interviste a politici che vanno in onda su tutte e tre le reti".




Dovevi collaborare anche a una trasmissione della Rai, con Alda D'Eusanio.




"Ma poi, per via di alcune intercettazioni telefoniche, venne fuori il mio rapporto personale con Craxi. E saltò il contratto".




Erano quelle intercettazioni in cui Alda D'Eusanio baciava l'ernia di Bettino e gli diceva che sarebbe stata la sua voce?




"Sì, ma lei il programma l'ha fatto. Sono saltato io, l'anello debole".




Questo tuo carattere ti isola?




"Una volta dissi a un'amica giornalista: "Ho letto il tuo articolo, l'ho trovato disgustoso". Non mi ha più rivolto la parola!"




Non c'è bisogno di essere sgradevoli.




"Non sono un insensibile. Non dico alla sposa che fa schifo, al bambino che è un mostro. Però i miei amici debbono accettare le critiche".




Hai pagato per questo?




"Una volta ho partecipato a un pranzo a casa di Berlusconi"




Buone frequentazioni?




"Spaghetti al pomodoro. C'erano Cesare Previti, Gianni Baget Bozzo, un grappolo di avvocati. Berlusconi su una questione di giustizia chiese il nostro parere. Io dissi la mia: era un'opinione critica e quindi utile. Poi parlarono gli altri. E lì decisi che non avevo capito un cazzo della vita. Baget Bozzo non lo capii proprio, Previti parlò esclusivamente dei suoi processi, tutti gli altri cercarono solo di accontentare Berlusconi. Io non ho alcun diritto di dire che Berlusconi ne fosse contento. Ma il solo fuori posto ero io".




Lasciami indovinare: non ti hanno chiamato più.




"Mai più".




Hai nostalgia di Mani Pulite?




"Per me è stato come il '68. Direttore dell'Avanti era Roberto Villetti. Aveva uno stipendio superiore a quello del direttore del New York Times, spropositato per passare delle veline. Io mi divertivo come un matto. Tutti gli altri erano intruppati. Io ero visto come un appestato".




Chi ti piaceva di meno?




"Andrea Pamparana, del Tg5. Adesso sdottoreggia e fa il revisionista ma allora era funzionale al pool dei magistrati. Un bel voltagabbana. Però lui non lo sa. Non è consapevole di essere stato un servo indiretto dei giudici".




I voltagabbana non ti piacciono.




"Dipende. Prendi Mastella: il suo concetto di politica è gestire il potere e in base a questo si muove. Va bene. Prendi Adornato: vai a controllare che cosa diceva nel '93 su Berlusconi e confrontalo con quello che scrive oggi sul Giornale. Adornato è comico quando si ostina a voler cercare di spiegare il suo percorso di coerenza".




Anche il tuo amico Ferrara una volta veniva definito voltagabbana.




"Ferrara è sempre del proprio partito. Nel '91 sosteneva la guerra contro Saddam e oggi sostiene la guerra contro Saddam".




Coerente.




"Ma nel '91 la sosteneva parlando delle responsabilità dell'Occidente. Oggi parla delle ragioni dell'Occidente".




Altri voltagabbana?




"Carlo Rossella. Però è abilissimo a non fare vedere la sua gabbana, quindi quando la volta nessuno se ne accorge. Una volta, quando dirigeva La Stampa, era giustizialista. Era la Gazzetta della Procura. Ma Rossella non è un vero voltagabbana. E' un galleggiatore professionista. E' simpatico, è uomo di mondo, se vai a mangiare con lui ti parla di Miami".




Altro voltagabbana ancora?




"Uno che mi crea più problemi è Vittorio Feltri. Però io sono amico del figlio, quindi non mi va di parlarne. Feltri non cambia idea perché non ha idee. Mi dà più fastidio lui che la Lega. I leghisti mi fanno orrore ma li sento veri".




Tu politicamente che cosa sei?




"Sono berlusconiano. Anche se al Giornale mi considerano la sinistra. Ma che vuol dire? La sinistra del Giornale è ancora destra".




E allora?




"Per certe cose sono vicino a Rifondazione. Sono anti-americano. Non mi è simpatica Israele".




Hai detto: scrivo in maniera snob, sprezzante ed elitaria.




"L'ha scritto Giancarlo Perna. Si riferiva alla mia rubrica di musica classica. A un certo punto, finita la guerra civile, ho deciso: basta articoli su Mani Pulite, basta querele. Ho cominciato a scrivere di musica classica. Niente: era ancora più pericoloso. Scrissi qualcosa di brutto su Muti e scoppiò il finimondo. La rottura di una diga".




La diga dell'adulazione?




"Qualcosa di più. Berlusconi è un potente, ma è abituato alle critiche. Muti no. Telefonate al Giornale, pressioni di ogni tipo. Da non credere.




Perché questa tensione nel giornalismo musicale?




"In Italia si può parlar male dei politici, ma in altre categorie ci sono degli intoccabili. Parla male di Armani e poi vediamo".




Che cosa hai contro Muti?




"Traveste da scelte culturali alcuni trucchi che usa per coprire le proprie smagliature artistiche."




Gioco della torre. Cofferati o D'Alema?




"Butto Cofferati. E' un vetero-comunista che viene da quel mondo corporativo che si è arrogato un potere politico non giustificato da niente".




Schifani o Bondi?




"Butto Schifani. Bondi ama veramente Berlusconi".




Schifani no?




"Schifani trasmette un'arroganza gretta che proprio dà fastidio".




Vincino o Forattini?




"Butto Forattini. Vincino è il miglior disegnatore di satira di destra".




E Forattini?




"Forattini fa schifo. Io voglio sapere il nome e il cognome di uno a cui piacciono le vignette di Forattini. Voglio vederlo. Voglio fargli l'esame: spiegami questa battuta. Perché ti sembra bella? Che cosa vuol dire?".




Previti o Dell'Utri?




"Butto Previti".




Ce l'hai ancora con lui per quella storia dell'intervista da te fatta e mai pubblicata sul Giornale?




"Voleva fare le domande oltre che le risposte. Si presentò con dei fogli scritti. Le domande interessanti le eludeva tutte. Alla fine telefonò a Berlusconi per bloccare l'intervista".




E ci riuscì?




"Il direttore aveva già deciso di toglierla".




Però poi tu hai raccontato la storia sul Foglio.




"Previti mi aveva fatto uno sgarro e io sono un vendicativo, tutto qua".




Che giudizio dai alla fine di Previti?




"Non do nessun giudizio altrimenti querela. Dico solo che si merita la fama che ha".




Arroganza?




"Dopo anni di strapotere dei giudici, adesso c'è lo strapotere degli avvocati in Parlamento. Ma io non mi sono fatto il culo in tante battaglie garantiste per poi, alla fine, fare il leccapiedi di Previti".





postato da: blualessandro alle ore 12:43 | link | commenti (5)
categorie: citazioni, facci di cazzu
mercoledì, 22 ottobre 2008

da http://www.homolaicus.com/storia/contemporanea/ior/ior.htm


La Città del Vaticano (0,43 kmq con una popolazione di 911 residenti di cui 532 cittadini, il cui reddito pro-capite ammonta a 407.095 euro, www.vatican.va) è sede di tre istituti finanziari: l'APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), che è la Banca Centrale del Vaticano; il Ministero dell'Economia o Prefettura per gli Affari economici; lo IOR, con i quali vengono gestiti circa un miliardo di cattolici sparsi nel mondo.

La Città del Vaticano è composta di tre enti o istituzioni: lo Stato, la Santa Sede e la Curia. Il primo è l'entità territoriale, la seconda è il vertice della Chiesa e la Curia è la struttura organizzativa. Tutte le istituzioni vaticane spesso rivendicano l'extraterritorialità e l'indipendenza dalle leggi degli altri Stati-Nazione.

L'Apsa è in pratica la Banca Centrale della Città del Vaticano. Essa svolge funzioni di tesoreria e gestisce gli stipendi dello Stato. Fra i suoi compiti c'è anche quello di coniare moneta. Nel 1998 infatti, l'Ue ha autorizzato l'Apsa ad emettere 670 mila euro l'anno. Con la possibilità di emetterne altri 201mila in occasione di Concili ecumenici, Anni Santi o in occasione di un'apertura della Sede vacante. Secondo quanto riportato dai dati ufficiali della Prefettura per gli Affari Economici, per il 2002 il Vaticano e la Santa Sede sarebbero in deficit di 29,5 milioni di euro. Nel bilancio però non figurano strutture come le università pontificie, gli ospedali cattolici (Bambini Gesù di Roma, ad esempio), i santuari (Loreto, Pompei). Ma soprattutto non figura l'obolo, che ha portato nel solo 2002 un gettito nelle casse della Città del Vaticano di 52,8 milioni di euro.

Altra Banca Vaticana è lo IOR (Istituto per le Opere di Religione) e ha sede presso la Città del Vaticano. Ufficialmente l'unico azionista di questa banca è il papa.

Lo IOR fu fondato nel 1887 da Leone XIII, col nome di "Commissione per le Opere Pie", al fine di convertire le offerte dei fedeli in un fondo facilmente smobilizzabile. La prima riforma delle finanze vaticane risale al 1908, quando su iniziativa di papa Pio X l'istituto assunse il nome di Commissione amministratrice delle Opere di Religione.

La trasformazione in una banca vera e propria avvenne nel 1941, anche se il finanziamento più significativo che indusse il papato a favorire tale trasformazione, fu quello concesso dal fascismo, col Concordato (Patti Lateranensi) del 1929, che prevedeva, a titolo di risarcimento per la perdita degli Stati pontifici l'indomani dell'unificazione nazionale, qualcosa come 100 milioni di dollari (40 in contanti e 60 in obbligazioni; in lire erano 750 milioni), oltre all'esenzione dalle tasse e dai dazi sulle merci importate in Vaticano.



Per gestire questo ingente patrimonio, papa Pio XI istituisce l'Amministrazione speciale per le Opere di Religione, che affida a un laico esperto, l'ingegner Bernardino Nogara, un abile banchiere proveniente dalla Comit, membro della delegazione che, dopo la prima guerra mondiale, negoziò il trattato di pace e, successivamente, delegato alla Banca Commerciale di Istanbul.

Grazie alla sua abilità, Nogara trasformò l'Amministrazione in un impero edilizio, industriale e finanziario. Le condizioni che il banchiere pose a Pio XI per accettare l'incarico di gestire il patrimonio del Vaticano furono due: gli investimenti dovevano essere liberi da qualsiasi considerazione religiosa o dottrinale e realizzabili in ogni parte del mondo.

Il Papa accettò e si aprì così la strada alle speculazioni monetarie e ad altre operazioni di mercato nella Borsa valori, compreso l'acquisto di azioni di società che svolgevano attività in netto contrasto con l'insegnamento cattolico (armi, contraccettivi ecc.).

Nogara rilevò l'Italgas, fornitore unico in molte città italiane, e fece entrare nel consiglio di amministrazione, come rappresentante del Vaticano nella società, l'avvocato Francesco Pacelli, fratello del cardinale Eugenio che poco dopo sarà eletto Papa e assumerà il nome di Pio XII. Grazie alla gestione di Nogara, il Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito e la Cassa di Risparmio di Roma entrarono ben presto nell'ambito dell'influenza del Vaticano.

Quando acquisiva quote di una società, raramente Nogara entrava nel consiglio di amministrazione: preferiva affidare quest'incarico a uno dei suoi uomini di fiducia, tutti appartenenti all’elite vaticana che si occupava della gestione degli interessi della Chiesa. I tre nipoti di Pio XII, i principi Carlo, Marcantonio e Giulio Pacelli, ne facevano parte, i loro nomi cominciarono ad apparire tra quelli degli amministratori di un elenco sempre più lungo di società. Gli uomini di fiducia della Chiesa erano presenti dappertutto: industrie tessili, comunicazioni telefoniche, ferrovie, cemento, elettricità, acqua. Bernardino Nogara sorvegliava ogni settore che promettesse margini di remunerazione.

Nel 1935, quando Mussolini ebbe bisogno di armi per la campagna d'Etiopia, una considerevole quantità fu fornita da una fabbrica di munizioni che Nogara aveva acquisito per il Vaticano. E rendendosi conto, prima di molti altri, dell'inevitabilità della seconda guerra mondiale, sempre Nogara cambiò in oro parte del patrimonio Vaticano da lui gestito. Le sue speculazioni sul mercato dell'oro continuarono per tutto il periodo in cui fu alla guida dell'amministrazione dei beni del Vaticano.

Sin dai tempi di Pio XII lo IOR, bisognoso di disporre di fondi sicuri, fornì sbocchi bancari ai fascisti italiani e ai nazisti, nonché alla mafia, anche perché al tempo della dittatura fascista era molto difficile al Vaticano gestire liberamente l'Obolo di S. Pietro proveniente dalle due Americhe.

Il 27 giugno 1942 Pio XII decise di cambiare nome all'Amministrazione speciale per le Opere di Religione che diventò Istituto per le Opere di Religione. Nasce così un ente bancario dotato di un'autonoma personalità giuridica e che si dedicherà non soltanto al compito di raccogliere beni per la Santa Sede, ma anche a quello di amministrare il denaro e le proprietà ceduti o affidati all'istituto stesso da persone fisiche o giuridiche per opere religiose e di carità cristiana.

Il 31 dicembre 1942 il ministro delle Finanze del governo italiano Paolo Thaon di Revel emise una circolare in cui si affermava che la Santa Sede era esonerata dal pagare le imposte sui dividendi azionari.

Inoltre il Vaticano, essendosi dichiarato neutrale durante la II guerra mondiale, poté, come la Svizzera, trattare tranquillamente affari con la Germania di Hitler. Finita la guerra il Vaticano non risarcì mai le vittime dell'olocausto, restituendo loro i preziosi che i nazisti avevano trasformato in lingotti.

Anzi la Banca Vaticana contribuì a nascondere l'oro nazista non solo nella stessa Santa Sede, ma anche presso il santuario di Fatima in Portogallo, controllato da elementi massonici, i quali solo apparentemente risultano anticlericali (è noto infatti che la loggia segreta P2 aveva ampi contatti con gli ambienti vaticani).

Lo IOR ha contribuito anche alla scomparsa di buona parte dell'oro della Croazia indipendente, che durante l'ultima guerra mondiale collaborava coi nazisti. Gli ustascia (i cattolici nazisti) massacrarono impunemente ben mezzo milione di serbi ortodossi, nonché decine di migliaia di ebrei e di gitani.

La leadership ustascia, finita la guerra, si era rifugiata proprio in Vaticano e in alcune proprietà francescane italiane. Uno dei mediatori che permise agli ustascia e anche ad altri criminali nazisti di ottenere l'impunità, fu il segretario di stato Montini, in seguito papa Paolo VI.

In particolare gli ustascia ebbero bisogno della Banca Vaticana proprio per gestire finanziariamente il loro governo esiliato in Argentina e per spedire i propri criminali in fuga verso il Sudamerica, l'Australia e altri luoghi con la protezione della Cia.

Ovviamente il Segretariato Vaticano è a tutt'oggi assolutamente contrario a rendere pubblici gli archivi relativi alla II guerra mondiale.

Intanto Nogara continuava a lavorare per accrescere le risorse del Vaticano. Negli anni '50 e '60 lo IOR prese ad arricchirsi coi fondi che molte famiglie agiate volevano trasferire all'estero per pagare meno tasse.

Furono rafforzati i legami con diverse banche. Già dai primi del Novecento i Rothschild di Londra e di Parigi trattavano con il Vaticano, ma con la gestione Nogara gli affari e i partner bancari aumentarono vertiginosamente: Credit Suisse, Hambros Bank, Morgan Guarantee Trust, The Bankers Trust di New York (di cui Nogara si serviva quando voleva comprare e vendere titoli a Wall Street), Chase Manhattan, Continental Illinois National Bank. E Nogara assicurò al Vaticano partecipazioni in società che operavano nei settori più diversi: alimentare, assicurativo, acciaio, meccanica, cemento e beni immobili. Un susseguirsi di successi finanziari senza precedenti per la Chiesa cattolica.

Nel 1954 Bernardino Nogara decise di ritirarsi, senza tuttavia interrompere l'attività di consulente finanziario del Vaticano, che continuò fino alla morte, avvenuta nel 1958. La stampa dedicò poco spazio alla sua scomparsa, ma negli ambienti vaticani si era ben consapevoli della sua eccezionale importanza.

Al geniale banchiere, nel corso della sua lunga attività, venne affiancato il principe Massimo Spada. Anche lui mostrò lungimiranza e spregiudicatezza nella gestione degli interessi del Vaticano e si lanciò in varie operazioni, la maggior parte delle quali in collaborazione con Michele Sindona.

Lo IOR, in quanto istituto che opera con modalità proprie, non è mai stato tenuto a nessun tipo di informativa - né verso i propri clienti, né verso terzi - né tanto meno a pubblicare un bilancio o un consuntivo sulle proprie attività.

A ogni cliente viene fornita una tessera di credito con un numero codificato: né nome né foto. Con questa si viene identificati: alle operazioni non si rilasciano ricevute, nessun documento contabile. Non ci sono libretti di assegni intestati allo IOR: chi li vuole dovrà appoggiarsi alla Banca di Roma, convenzionata con l'istituto vaticano.

I clienti dello IOR possono essere solo esponenti del mondo ecclesiastico: ordini religiosi, diocesi, parrocchie, istituzioni e organismi cattolici, cardinali, vescovi e monsignori, laici con cittadinanza vaticana, diplomatici accreditati alla Santa Sede. A questi si aggiungono i dipendenti del Vaticano e pochissime eccezioni, selezionate con criteri non conosciuti.

Il conto può essere aperto in euro o in valuta straniera: circostanza, questa, inedita rispetto alle altre banche. Aperto il conto, il cliente può ricevere o trasferire i soldi in qualsiasi momento da e verso qualsiasi banca estera. Senza alcun controllo. Per questo, negli ambienti finanziari, si dice che lo IOR è l'ideale per chi ha capitali che vuole far passare inosservati. I suoi bilanci sono noti a una cerchia ristrettissima di cardinali, qualsiasi passaggio di denaro avviene nella massima riservatezza, senza vincoli né limiti.

Lo IOR è indipendente dagli altri due istituti finanziari vaticani e sulla sua attività si sa soltanto che è gestito da cardinali di alto livello e da banchieri internazionali.

Il vescovo Paul Marcinkus, il più famoso dirigente dello IOR, faceva chiaramente capire che la Banca Vaticana godeva di privilegi assoluti nell'esportazione all'estero dei capitali. Ed egli era in grado di servirsi dei noti finanzieri e bancarottieri, Michele Sindona, colluso coi poteri mafiosi italo-americani, avvelenato in carcere, e Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, trovato impiccato a Londra; nonché del capo della P2, Licio Gelli, arrestato per attività sovversiva, e del vescovo Hnilica, che per tutti gli anni '80 trasferì in Vaticano i fondi anticomunisti provenienti dall'Europa dell'est e i fondi cospicui provenienti dai pellegrinaggi di Medjugorje in Bosnia.

Utilizzando numerose società fantasma con sede a Panama o nel Lussemburgo, lo IOR divenne uno dei maggiori esponenti dei mercati finanziari mondiali alla fine degli anni '70. Era infatti in grado di utilizzare le filiere mafiose di Sindona per istradare grosse somme fuori dal Paese, sotto il naso di tutti gli organismi di controllo.

Poi, quando Sindona era diventato meno frequentabile, a seguito dei suoi debiti con la giustizia, lo IOR cominciò a servirsi di Roberto Calvi e della sua banca.

In quel periodo nel Vaticano si fronteggiavano due fazioni politiche contrapposte: una, massonica-moderata, denominata "Mafia di Faenza", faceva capo a Casaroli, Samorè, Silvestrini e Pio Laghi, l'altra, integralista, legata all'Opus Dei, faceva capo a Marcinkus, Mons. Virgilio Levi, vice direttore dell'"Osservatorio Romano", e Mons. Luigi Cheli, Nunzio pontificio presso l'ONU.

Coinvolto nello scandalo del Banco Ambrosiano di Calvi, lo IOR subì un vero e proprio terremoto: il cardinale Markinkus riuscì a farla franca solo appellandosi all'immunità diplomatica.

Dopo le vicende legate al banco Ambrosiano, al crac e al cardinale Marcinkus, nel 1990 papa Giovanni Paolo II lo ha riformato, affidandone la gestione a persone laiche ma di credenze cattoliche; lo presiede, infatti, Angelo Caloia, professore dell'università Cattolica di Milano, ex presidente del Medio Credito Lombardo e attualmente a capo di due società di Banca Intesa. Ai prelati è riservata una funzione di vigilanza.

Lo IOR ha sede unica in Vaticano. Ufficialmente non ha filiali in nessun altro luogo. Non ha accesso diretto ai circuiti finanziari internazionali. Non aderisce alle norme antiriciclaggio sulla trasparenza dei conti. Il riferimento è la segreteria di Stato vaticana di monsignor Angelo Sodano. Per operare in Europa lo IOR si avvale di due grandi banche, una tedesca e una italiana, i cui nomi non si conoscono. Si pensa a Banca Intesa, della quale lo IOR possiede il 3,37% insieme con la Banca Lombarda e la Mittel (il cosiddetto Gruppo bresciano dei soci), e di Deutsche Bank, ma nessuno lo conferma con certezza.

Oggi lo IOR amministra un patrimonio stimato in 5 miliardi di euro e funziona come un fondo chiuso. In pratica ha rendimenti da hedge fund, visto che ai suoi clienti (dipendenti del Vaticano, membri della Santa Sede, ordini religiosi, benefattori) garantisce interessi medi annui superiori al 12%. Anche per depositi di lieve consistenza.

Secondo un rapporto del giugno 2002 del Dipartimento del Tesoro americano, basato su stime della Fed, solo in titoli Usa il Vaticano ha 298 milioni di dollari: 195 in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine (49 milioni in bond societari, 36 milioni in emissioni delle agenzie governative e 17 milioni in titoli governativi) più un milione di euro in obbligazioni a breve del Tesoro. E l’advisor inglese The Guthrie Group nei suoi tabulati segnala una joint venture da 273,6 milioni di euro tra IOR e partner Usa.

I segreti finanziari del Vaticano vengono conservati nelle Isole Cayman, il paradiso fiscale caraibico, spiritualmente guidato dal cardinale Adam Joseph Maida che, tra l’altro, siede nel collegio di vigilanza dello IOR. Le Cayman sono state sottratte al controllo della diocesi giamaicana di Kingston per essere proclamate Missio sui iuris, alle dipendenze dirette del Vaticano.

In Italia i diritti di voto dei 45 milioni di quote di Banca Intesa (per un valore in Borsa di circa 130 milioni di euro) sono stati concessi alla Mittel di Giovanni Bazoli in cambio di un dividendo maggiorato rispetto a quello di competenza. E quando la Borsa tira, gli affari si moltiplicano. Nel 1998 p. es. non sfuggì a molti l’ottimo investimento (100 miliardi di lire) deciso dallo IOR nelle azioni della Banca popolare di Brescia: in meno di 12 mesi il capitale si quadruplicò, naturalmente molto prima del crollo del titolo Bipop.

Ma il patrimonio dello IOR non è solo mobile. Dell’Istituto si parla anche in relazione alle beghe con gli inquilini di quattro condomini di Roma e Frascati che lo IOR, a cavallo fra il 2002 e il 2003, ha venduto alla società Marine Investimenti Sud, all’epoca di proprietà al 90% della Finnat Fiduciaria di Giampietro Nattino, uno dei laici della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, e oggi in mano alla lussemburghese Longueville.

Gli inquilini, però, affermano di sentirsi chiedere il pagamento del canone di locazione ancora dallo IOR, che nei documenti ufficiali compare anche come Ocrot: Officia pro caritatis religionisque operibus tutandis, con il codice fiscale italiano dell’istituto: 80206390587.

Per il 25esimo anniversario di pontificato, Giovanni Paolo II il 25 ottobre 2003 ha ricevuto un assegno da 2,5 milioni di dollari, la rendita di un fondo d’investimento americano da 20 milioni di dollari dedicato a lui, il Vicarius Christi Fund.

Il denaro è gestito dall’ordine cavalleresco cattolico più grande del mondo, nato 122 anni fa nel Connecticut: The Knights of Columbus (I Cavalieri di Colombo), che conta 1,6 milioni di membri tra Stati Uniti, Canada, Messico, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Filippine, Bahamas, Guatemala, Guam, Saipan e Isole Vergini.

Il suo cavaliere supremo, Virgil Dechant, è uno dei 9 consiglieri dello Stato Città del Vaticano e anche vicepresidente dello IOR. Con i 2,5 milioni di dollari regalati a Karol Wojtyla il 9 ottobre 2003, il totale delle donazioni dell’ordine cavalleresco al vicario di Cristo ha superato i 35 milioni di dollari. Nulla, in confronto ai 47 miliardi di dollari del fondo assicurativo sulla vita gestito dai Cavalieri di Colombo, al quale Standard & Poor’s assegna da anni il rating più elevato.

L’ordine investe nei corporate bond emessi da più di 740 società statunitensi e canadesi e solo nel 2002, piazzando polizze sulla vita e servizi di assistenza domiciliare ai suoi iscritti attraverso 1.400 agenti, ha incassato 4,5 miliardi di dollari (il 3,4% in più rispetto al 2001). Una parte delle entrate, 128,5 milioni di dollari, è stata girata a diocesi, ordini religiosi, seminari, scuole cattoliche e, ovviamente, al Vaticano che nel 2002, tra la rendita del fondo del Papa, gli assegni alle nunziature apostoliche di Usa e Jugoslavia, il contributo alla Santa Sede nella sua missione di osservatore permanente all’Onu e quello per il restauro della basilica di san Pietro, ha ricevuto dai Cavalieri di Colombo 1,98 milioni di dollari.

www.nuovimondimedia.com
www.webalice.it/maggioantonio2
www.atei.it

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lunedì, 20 ottobre 2008

Mi hanno mandato questo...



Ho imparato... che nessuno è perfetto. Finché non ti innamori.

Ho imparato... che la vita è dura... Ma io di più!!!

Ho imparato... che le opportunità non vanno mai perse.
Quelle che lasci andare tu le prende qualcun altro.

Ho imparato... che quando serbi rancore e amarezza la felicità va da un'altra parte.

Ho imparato... che bisognerebbe sempre usare parole buone.
Perché domani forse si dovranno rimangiare.

Ho imparato... che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.

Ho imparato... che non posso scegliere come mi sento, ma posso sempre farci qualcosa.

Ho imparato... che quando tuo figlio appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno,. ti ha agganciato per la vita.

Ho imparato... che tutti vogliono vivere in cima alla montagna.
Ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.

Ho imparato.... che bisogna godersi il viaggio e non pensare solo alla meta.

Ho imparato... che è meglio dare consigli solo in due circostanze: quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.

Ho imparato... che meno tempo spreco più cose faccio.



----------------

È la classica catena che mi chiedeva di mandare email ecc. ecc.
Alcune frasi sono carine, le lascio qui per chi potesse essere interessato.

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venerdì, 10 ottobre 2008

da http://www.loggiap2.com/permaflex.htm

LA PERMAFLEX DI LICIO GELLI


Da Licio Gelli a Giacomo Riina un pezzo di storia italiana lungo 50 anni ha viaggiato disteso sul più comodo e pubblicizzato dei materassi nazionali, il Permaflex a molle dell'omino in pigiama.

Figura chiave di una avventura iniziata nel 1952 è Giovanni Pofferi, un commerciante ambulante che nel primo dopo guerra vendeva formaggi nella bassa Toscana, e che subito dopo scopre il business degli stracci, roba che non si paga ma che qualcuno però compra. Dagli stracci ai materassi di lana il passo è breve. Pofferi è un vulcano. Ed è un bell'uomo ."Sembrava Amedeo Nazzari" ricorda qualcuno che lo ricorda al principio degli anni 50.

Poi il bel Giovanni incontra e sposa una nobildonna toscana che lo introduce in ambienti per lui fin o allora sconosciuti. Conosce Augusto Fontani e quando questi di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti gli racconta di certi materassi a molle inventati dagli americani, Giovanni Pofferi abituato a riempire di lana i materassi, commenta: " Forti 'sti Americani vendono l'aria". Ma l'idea funziona.

Nella primavera del 1952 quattro materassi a molle con il nome Piumaflex vengono presentati alla fiera campionaria di Milano. Il brevetto delle 167 molle che tengono insieme il materasso è firmato dall'ingegnere Santini. Il primo stabilimento lo mettono su a Calenzano, si chiama Uno Più viaggiano su e giù per l'Italia, tra mercati e fiere di paese, secondo l'idea madre dell'ambulante Pofferi convinto che la gente debba toccare con mano la merce da comprare. Pochi mesi più tardi siamo nel dicembre 1953, il tandem Pofferi - Fantoni inaugura il primo punto vendita di materassi a molle nella centralissima via San Quintino a Torino. E' un successo. Subito dopo altri punti vendita vengono aperti a Milano, Bologna, Napoli e Palermo. Un trionfo. Viene inaugurato un nuovo stabilimento a Pistoia, che produce una linea di mobili e materassi per le cliniche. E' allora che Gianni Pofferi conosce Licio Gelli: è la svolta.

Il 27 novembre 1956 nasce il marchio Permaflex, con un logo disegnato nello studio Tosta di Bologna. Gelli trova subito i contatti giusti e Permaflex sbarca a Frosinone, in area di cassa per il Mezzogiorno.


Il" venerabile" è direttore dello stabilimento ciociaro.

Un gruppetto di bambini scatenati balla tutte le sere, a Carosello, su un materasso a molle Permaflex mentre una voce fuori campo li accompagna intonando l'indimenticabile " bidibodibu".

E' il boom del materasso che entra in tutte le case italiane.

Nei primissimi anni 70' il fatturato annuo della Permaflex si aggira sui 100 miliardi di lire. Ma allora Licio Gelli se n'era già andato sbattendo la porta, non prima di aver procurato all'azienda contratti per la fornitura di materassi in tutte le carceri italiane, commesse per l'esercito e per gli ospedali. La morte della Permaflex si è palesata con l'uscita di scena dell'intrapprendente e futuro Venerabile Maestro dalla società.

Durante la sua direzione nello stabilimento di Frosinone era sempre stato un via vai di politici ministri, vescovi e generali. Poi è la crisi. Fantoni se ne va. I Pofferi si trasferiscono all'estero. Naturalmente Gelli nello stesso tempo diventerà l'uomo più ricco e potente d'Italia

L'azienda si barcamena come può. Fino al 1996, quando l'industriale napoletano Raffaele Veneruso, già acquirente di un'azienda appartenuta a Pofferi, l'aeronautica Avion-interiors, acquista anche la Permaflex, trasferendo nelle sue mani l'impero aziendale dei Pofferi. La promessa è quella di un rilancio.

Nei primi mesi del 97 azienda e sindacati siglano un accordo che prevede l'investimento di 12 miliardi in 24 mesi e una produzione di 250 mila reti e 300 mila materassi l'anno. Invece soltanto pochi mesi dopo arrivano le prime quattro settimane di casa integrazione.

Già a dicembre 1997 viene interrotta la produzione . Nel febbraio del 1999 la società sposta la propria sede da Frosinone a Latina, dove non ha nemmeno un ufficio né un telefono.

Perché? Il 20 luglio la Permaflex SPA che intanto è diventata Flex SPA, avanza al tribunale di Latina la richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo. Presto fatto.

Il 27 luglio la richiesta viene accolta. Le garanzie che la società offre per fronteggiare una voragine di 60 miliardi, sono costituite dagli immobili di Frosinone e Pistoia e soprattutto da un preliminare accordo sottoscritto con Pac 2000, del gruppo Conad, disposta ad offrire circa 30 miliardi per gli stabilimenti di Frosinone e Pistoia, ma ad un patto. Che il comune di Frosinone conceda il cambio di destinazione dell' area, trasformandola da industriale in commerciale.

Un affare colossale per gli acquirenti, ma se si vogliono salvare i creditori e garantire il posto di lavoro ai 256 cassaintegrati, non c'è altra via d'uscita. Ma non è semplice: trasformare quell'area come vorrebbe Pac2000 significherebbe pregiudicare l'assetto della grande distribuzione di Frosinone almeno per i prossimi vent'anni a tutto danno degli insediamenti già presenti.

Un'idea che nel capoluogo ciociaro non può passare, e che probabilmente il tribunale di Frosinone non avrebbe mai accettato come presupposto per l'ammissione al concordato preventivo. Ecco perché il trasferimento di sede a Latina. Intranto il commissario giudiziale della Flex scopre che alla vigilia della richiesta di concordato preventivo la nuda proprietà dei marchi Permaflex e ondaflex era stata ceduta alla Eminflex Servicios e Investimentos Lda di Giacomo Commendatore, dalla famiglia citata in un rapporto del 1997 a cura del ministero dell'interno come una delle centrali criminose dell'Emilia Romagna, riconducibile al clan di Giacomo Riina, boss mafioso di Corleone finito a Budrio nel 1982 per ordine del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Giacomo Riina che diventa il contabile della Eminflex, Budrio che è il punto di partenza delle fortune del marchio con l' elefantino, quello dell'azienda che commercia materassi con il sistema della televendita. Contemporaneamente la Permaflex cede anche il diritto d'uso dei suoi marchi stavolta alla lussemburghese Europartimmo S.A. La cessione della nuda proprietà dei marchi ha ufficialmente fruttato 4 miliardi alla Flex SPA, ma quando la procura della repubblica di Latina ha cominciato a mettere il naso negli affari della Flex, gli investigatori della guardia di finanza non avevano potuto fare a meno di domandare al signor Giacomo Commendatore perché avesse speso del denaro per un marchio che non avrebbe potuto usare. "Ho accettato di firmare quel preliminare" aveva spiegato l'imprenditore catanese" solo dopo aver avuto la certezza della possibilità di acquisto, per il tramite della lussemburghese F&R International del diritto di uno dei marchi di cui stiamo parlando".

E c'è riuscito perché la pubblicità Permaflex _Eminflex viaggia insieme sulle reti FININVEST. Come c'era riuscito? Il 3 agosto 99 la F&R International aveva acquistato dalla Airtrade Ltd il 100% delle azioni della Europartimmo SS. al prezzo di 9,5 miliardi di lire.

Questa complessa operazione viene effettuata tra società off/Shore, tutte aventi sede in paradisi fiscali; la Europartimmo viene costituita nel giugno 1998, soltanto quattro mesi prima dell'acquisto del diritto d'uso dei marchi Permaflex e Ondaflex; la Airtrade Ltd società venditrice delle azioni Europartimmo alla F&R International s.a ha sede in Tartola, Road Tawn, Isole Vergini Britanniche, ossia nella stessa località dove ha sede la Flightequipment & marketing Ltd, società off-shore facente capo alla famiglia Veneruso; il pagamento del prezzo (9,5 miliardi) viene effettuato dalla società acquirente alla venditrice con l'intervento di un istituto di credito lussemburghese che opera sulla stesa piazza della banca di Roma fideiussore del finanziamento di originari 10,5 milioni di Us $ erogato alla Aviointeriors SPA di Latina dalla banca di Roma di Francoforte. Per i magistrati di Latina che indagano sul caso Flex ce n'è abbastanza per formare il legittimo convincimento che ci si trovi in presenza di un operazione fraudolenta posta in essere al solo fine di sottrarre attivo ai creditori della procedura concorsuale che di lì a poco sarebbe stata avviata. I 4 miliardi provento della cessione della nuda proprietà dei marchi ci sono, li ha vincolati il commissario giudiziale , ma i circa 10 miliardi dell'operazione sottostante la vendita del diritto d'uso sono spariti. La Procura della Repubblica di Latina chiede la declaratoria di fallimento. Ma il cambio di sede a Latina non era stato casuale. Cominciano una serie di rinvii che tengono il giudice delegato lontano dalla pronuncia sulla richiesta di fallimento, ed anche dalla decisione sulla omologa del concordato o meno. Persino il commissario giudiziale della Flex si esprime ripetutamente per il fallimento. Niente. L'affare del cambio di destinazione d'uso nell'area dello stabilimento di Frosinone è troppo appetibile. Si temporeggia all'infinito.

Finché una settimana fa assumendo da solo l'iniziativa, il giudice Guido Cerasoli convoca una seduta collegiale e dichiara fallita la Flex. E' la fine in agguato c'è ora un'ipotesi di bancarotta . L'omino in pigiama è sempre lì che dorme , un omino in sonno avrebbe detto l'ex direttore e gran maestro Licio Gelli e la Eminflex continua le sue televendite, quel miracolo che ha consentito all'azienda di Giacomo Commendatore di veder lievitare il fatturato dai 14 miliardi del 1990 ai 118 del 1994 con un incremento del 60 per cento. Un miracolo reso possibile grazie all'approdo di quella che era una volta una piccola e sconosciuta azienda alla Pubblitalia di Marcello Dell'Utri.

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mercoledì, 01 ottobre 2008

Amore dopo amore

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ciascuno sorriderà al benvenuto dell'altro

e dirà: siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la vita, che hai trascurato
per un altro, che ti conosce a memoria.
Dallo scaffale prendi le lettere d'amore,

le fotografie, le note disperate,
strappa dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa. Banchetta con la tua vita.


Derek Walcott

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giovedì, 25 settembre 2008

Perché amo il mio lavoro...

La pubblicità a volte, sempre più di rado, ha la capacità di sintesi impossibile ad altre arti... ecco perché ne sono innamorato.



gunolympics1

domenica, 21 settembre 2008

J. W. Goethe



Finché rimaniamo generici chiunque può imitarci,
mentre il nostro particolare non può imitarlo nessuno.
Perché?
Perché gli altri non lo hanno vissuto.

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Henry Ford


Trovarsi insieme è un inizio,
restare insieme un progresso...
lavorare insieme un successo.


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martedì, 09 settembre 2008

Sono un playboy


È stato un attimo: ci siamo guardati e dopo mezz'ora eravamo a letto.


Io nel mio, lei nel suo.





Woody Allen

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martedì, 02 settembre 2008

Emily Dickinson



"Temo un uomo di poche parole, temo un uomo che tace; l'arringatore posso superarlo, il chiacchierone posso intrattenerlo, ma di colui che pondera mentre gli altri spendono tutto ciò che hanno, di quest'uomo diffido, temo che egli sia grande."



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giovedì, 28 agosto 2008

Qualcuno la pensa così...






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domenica, 24 agosto 2008

Sono un popperiano e non lo sapevo...


Tratta un problema, non un argomento.
Non cercare di essere originale, individua un problema che ti ecciti e lavoraci su.
Devi voler comunicare con i lettori, perciò sii chiaro e non usare paroloni, è immorale essere pretenziosi e cercare di impressionare con la conoscenza, perché tu stesso sei ignorante.
Non essere attaccato alle tue idee, esponiti e accetta il rischio.
Ammetti scrupolosamente i tuoi errori, per imparare da essi.


Karl Popper (1092-1994)

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martedì, 19 agosto 2008

Fabio Volo



"Destino non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade."


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sabato, 02 agosto 2008

da http://www.dottoressadania.it



Nel pieno possesso della mia forma fisica, sebbene troppo spesso logorata dall'ipocondria, vivo con l'idea che il tempo che ho a disposizione sia pari all'eternità.
Anche nei brevi attimi in cui mi concedo il tormentato piacere di immaginare una mia precoce dipartita, spettacolare e artistica, evito completamente la riflessione sul dolore e mi figuro una veloce uscita di scena, che lasci improvvisamene gli altri, sbigottiti, a gestire il mio vuoto.
Sono così profondamente attaccata alla vita che ho bisogno di partecipare, con corpo, mente, idee, passioni, rabbia, ironia, riso, pianto, voce ad ogni suo momento.
Ho sempre più bisogno di condividere quello che vivo, di renderne partecipi gli altri attori, di rifletterci sopra, di scriverne, di riprovare a vivere quello che ho amato o quello che avrei voluto fosse diverso.

Sono l'insieme del mio fisico, del mio spirito, delle mie pulsioni, delle mie azioni, delle mie emozioni, delle idee, dell'istinto, della mia cultura, della mia voce, dei miei sguardi, dei miei malanni, dei miei orgasmi.

Dover rinunciare a qualche parte di me significherebbe non vivere più la mia vita.

Nell'infinita fortuna dell'essere completamente cosciente e autosufficiente, con un corpo funzionante, nonostante i suoi piccoli difetti, non posso immaginare di non essere.

Per questo motivo, approfitto adesso della mia profonda lucidità e della mia salute per lasciare a voi il mio testamento biologico, nella speranza che, qualsiasi cosa accada, anche la scelta più difficile possa essere fatta, da chi di dovere, coerentemente con la mia esistenza.

Tenetemi con voi, anche con un corpo non funzionante, purché io possa comunicare, ridere, piangere, capire e farmi capire, scrivere, leggere, imparare cose nuove.

Lasciatemi, invece, andare se dovessi smettere di respirare, mangiare, bere, parlare, scrivere, comunicare, reagire, amare la vita.
Non trattenetemi se dovessi diventare un vegetale, se le macchine vivessero per me, se il mio corpo fosse solo il contenitore di una utile, ma spesso ottusa, tecnologia.

Lascio a voi l'incombenza e l'onere di raccontare, a chi chiederà spiegazioni, perché non voglio essere una pianta, alimentata e idratata da un macchina.

Se una chiesa interverrà a condannare il mio desiderio di smettere di non vivere, ricordate loro che Dio è un essere misericordioso e ironico.


Se davvero vorrà punirmi, mi farà rinascere albero.


Con l’augurio che anche la volontà di Eluana sia rispettata.





mercoledì, 16 luglio 2008

Il profeta Corrado Guzzanti

Esattamente dieci anni fa Corrado Guzzanti creava lo spettacolo Millenovecentonovantadieci.

Eccone uno spezzone dove imita Veltroni che - visto dieci anni dopo - ha il profumo della profezia...


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domenica, 13 luglio 2008

Attenti al laico!!!



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sabato, 12 luglio 2008

David Riondino


La coppia è un insieme di tre persone di cui una è temporaneamente assente.

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giovedì, 10 luglio 2008

Impariamo lo spagnolo...

da http://www.clarin.com/diario/2008/07/05/elmundo/i-01708762.htm


Sexgate a la italiana: el escándalo salpica a Berlusconi y una ministra


En una causa penal que se le sigue, surgieron datos comprometedores.


El primer ministro Silvio Berlusconi y una ministra de su gabinete han quedado en el centro del escenario de un vasto escándalo ya bautizado "sexygate", como el que hace diez años casi le cuesta la presidencia de los Estados Unidos a Bill Clinton, a raíz de sus comprobados juegos de sexo oral en la sala oval de la Casa Blanca con la becaria Mónica Lewinsky. Desde hace varios días, tanto en la prensa como en los ganglios del poder político italiano, especialmente las Cámaras de Diputados y Senadores, crece el se dice . Se dice que en la Caja de Pandora de las 8.400 intercepciones telefónicas realizadas por la justicia de Nápoles en una causa de corrupción que podría terminar en un proceso penal contra Silvio Berlusconi, hay algunas llamadas que no tienen relevancia penal pero son un cóctel explosivo por su fuerte contenido erótico y las referencias al sexo oral, que los italianos llaman il pompino. Hasta ahora esas intercepciones no han terminado en las páginas de algún diario o revista, como es usual en este país, ni en la línea de los sitios de Internet, donde brotan como manantial los chismes de todo tipo.



Pero el diario La Repubblica cita a la ex viceministro de Relaciones Exteriores y dirigente socialista Margarita Boniver, devota partidaria de Berlusconi, que reconoce la existencia de los mensajes a luces rojas .



Según la prensa, en los diálogos telefónicos Berlusconi y su actual ministra de Igualdad de Oportunidades, Mara Carfagna, de 37 años, intercambiarían frases de tono más que subido con alusiones a il pompino . En la época en que fueron realizadas las intercepciones judiciales, il Cavaliere era el jefe de la oposición y Carfagna, una soubrette de fama creciente en la televisión.



De una gran belleza, Mara (María del Rosario), había sido ya la causa de un escándalo que estalló en enero del año pasado, cuando en la consigna de premios de sus canales de televisión (Berlusconi es propietario de las tres grandes redes comerciales de la televisión), el entonces jefe de la oposición conservadora le dijo públicamente: Si no fuera casado, me casaría contigo .



La segunda esposa de Berlusconi, Verónica Lario, otra gran belleza y madre de tres hijos (il Cavaliere tiene otros dos de su primer matrimonio), hizo explotar su ira en una carta abierta al marido que publicó el diario La Repubblica, exigiéndole que pidiera perdón. Berlusconi se apresuró a satisfacer el pedido.



Mara es de Salerno y su biografía comprende las actividades en televisión, el mundo del espectáculo y la vida mundana. Pero Carfagna también estudió danza clásica, canto y es licenciada en Derecho.



Qué pasaría si Clinton hubiera nombrado a Mónica Lewinsky ministro , se preguntó el diputado opositor Massimo Donadi. El ex fiscal del proceso Manos Limpias de Milán, Antonio Di Pietro, duro opositor parlamentario de Berlusconi, señaló que no se puede refugiar en el privado quien nombra una ministra de la República por razones ajenas a sus funciones institucionales .



Di Pietro había acusado hace poco de magnaccia (cafischo diría un argentino, o sea explotador de mujeres) al primer ministro, después que el semanario L Espresso reveló hace dos semanas intercepciones telefónicas con diálogos entre Berlusconi y el ex director de la RAI, la televisión privada, Antonino Saccá, en la que el entonces jefe de la oposición y dueño de la compañía de TV rival, le pidió a su amigo que diera trabajo a cinco soubrettes y actrices de poco relieve. En particular, Berlusconi señaló a Antonella Troíse. Es una loca que dice que yo la perjudico y se está haciendo peligrosa , le dijo. Para todos el pedido lucía como una forma eficaz de hacer callar a la Troíse, vaya a saber por qué.



Para parar el aluvión que se le venía encima, Berlusconi anunció un decreto de su gobierno prohibiendo la difusión de las interceptaciones telefónicas. Luego dijo que no necesitaba nuevas normas , tras que sus amigos lo calmaran y los magistrados napolitanos que lo investigan afirmaran que destruirán las llamadas telefónicas sin relieve penal . Pero en Italia es muy difícil que esto ocurra al cien por ciento.



En una conferencia de prensa, ayer Berlusconi anunció que no presentará un decreto de ejecución inmediata sino un proyecto de ley que discutirá el Parlamento.



Pese a todo el fango que me echan encima los sondeos demuestran que los italianos siguen apoyándome , aseguró el primer ministro conservador



Berlusconi y su alianza de centroderecha con la Liga Norte ganaron en abril pasado ampliamente al Partido Democrático, la nueva fuerza de centroizquierda que gobernaba hasta entonces y luego hasta perdió la alcaldía de Roma. Así, Silvio Berlusconi volvió a ser primer ministro por tercera vez en su vida.



Lo que aparece en la prensa -dijo ayer- se concentra en los hechos que nada tienen que ver con el programa del ejecutivo y llevan al primer plano el ataque constante de cierta magistratura a quien debe gobernar, elegido por el país, mientras se quiere subvertir el voto de los italianos.

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categorie: citazioni, berlusconi la carfagna e i pompi
martedì, 08 luglio 2008

Marcel Proust



Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre

ma nell'avere nuovi occhi.

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categorie: citazioni
lunedì, 07 luglio 2008

Raymond Chandler


Gli scacchi sono il più cospicuo spreco
di intelligenza umana che si possa riscontrare
al di fuori di un'agenzia di pubblicità.

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categorie: citazioni
domenica, 06 luglio 2008

Mark Twain


Tra vent'anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto.

Quindi mollate le cime.
Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti.

Esplorate.
Sognate.
Scoprite.

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categorie: citazioni, questo penso io, questo sento io
mercoledì, 04 giugno 2008

Indimenticabile Gaber

Quando sarò capace d'amare
probabilmente non avrò bisogno
di assassinare in segreto mio padre
né di far l'amore con mia madre in sogno.

Quando sarò capace d'amare
con la mia donna non avrò nemmeno
la prepotenza e la fragilità
di un uomo bambino.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che ci sia davvero
che non affolli la mia esistenza
ma non mi stia lontana neanche col pensiero.

Vorrò una donna che se io accarezzo
una poltrona, un libro o una rosa
lei avrebbe voglia di essere solo
quella cosa.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.

Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono
ma come quando respiro.

Quando sarò capace d'amare
farò l'amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.

E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l'animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.

Quando sarò capace d'amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento
col dovere

un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume
che fa il suo corso.

Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.

Così vorrei amare.