ilenia | Vivo franando, costruisco incessante

"i grandi amori si annunciano in un modo preciso. Appena la vedi dici: chi è questa stronza?" (Ennio Flaiano)

CHI SONO

Utente: blualessandro
Nome: Alessandro
Una voce fra mille, un sordo fra sordi, un cieco fra ciechi, un uomo fra uomini, una bestia fra bestie.
Dolore e gioia, bellezza e mediocrità, grandezza e miseria.
Vivo franando, costruisco incessante.

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
domenica, 30 ottobre 2005

L'ultima lettera scritta ad Ilenia

La prima notte d’aprile, alle cinque del mattino

Cos’è quest’ansia?
E’ quasi giorno. Questa notte sfuma lenta e insonne…

Perché quest’inquietudine?
Di cosa volevo parlarti? Cosa c’è di così importante che devo dirti?
Bellezza…

La prima cosa che mi viene in mente.
Bellezza!
Ce n’è così tanta attorno a noi…
Ce n’è tanta anche in alcune nostre rare conversazioni notturne…

Bellezza.
Semplicemente esserci. Anche oggi, qui.
Vedrò quest’alba.
Vedrò… anche questa…

Bellezza.
Semplicemente poter sentire.
Ascoltare, come adesso mentre ti scrivo, musica…
Semplicemente poter sentire.
I battiti incoscienti del nostro cuore.
Ascoltare la voce che abbiamo dentro.
Ascoltare un amico.

Bellezza.
Poter parlare. Raccontare ognuno le nostre storie.
Perché è questo quello che più desideriamo. Parlare di noi, con noi. Sentirci vivi perché siamo qui a dire a qualcuno quello che ci passa per la testa.
Perché sembra che la natura abbia creato la nostra anima con una pressione diversa da quella del corpo, che deve contenerla.
E così “dobbiamo” parlare.
Per diminuire la pressione che abbiamo dentro, per riportare in equilibrio corpo e anima.

Di questo ti parlo stanotte.
Per parlarti esattamente di tutto ciò mi sono alzato alle cinque del mattino.

Per incontrarti attraverso lo schermo che ho di fronte.
T’immagino addormentata. Il soffio regolare del tuo respiro mentre le mie dita concitate arrancano dietro ai miei pensieri. Il tuo corpo disteso, quieto, ignaro di quest’incontro differito, al quale sarai presente solo fra qualche giorno, quando ti arriverà questa lettera.
E magari tornerai ancora una volta tardi dal lavoro, oppure uscirai dall’ufficio e incontrerai i tuoi amici, tornerai di notte a casa e troverai questi fogli ad aspettarti. Io nel frattempo probabilmente dormirò.
E così si compirà quest’incontro iniziato stanotte, mentre i tuoi occhi sono chiusi. E, mentre i miei sono aperti, mi piacerebbe poter per magia sbirciare fra i tuoi sogni. Con il tuo consenso, s’intende!
So che forse, più che farti piacere, potrebbe inquietarti ma… mi piacerebbe che fossi qui, che dormissi accanto a me che ti scrivo.
Mi piacerebbe ogni tanto volgere lo sguardo verso di te, sorridere in silenzio nel vederti ronfare come un angioletto e ricominciare a raccontarti di me… che guardo te, che dormi mentre io sono qui, a scriverti di me, che guardo te, che dormi mentre io...

Perché comincio a comprendere che questa è l’essenza del nostro rapporto.
Bellezza sì… ma differita.

Non ho il piacere di prendere la macchina, arrivare sotto casa tua, citofonare e dirti: “Ehi! Andiamo a bere una birra…”.
Non posso cucinare per te ed invitarti a cena (in compenso però posso invidiare alla grande chi invece può farlo!).
Posso regalarti un po’ delle mie piccole parole, posso raccontarti un po’ delle mie piccole emozioni, posso descriverti un po’ della mia strana inquietudine…

Bellezza…
Ce n’è così tanta attorno a noi…
L’ansia consiste nel volerne assorbire il più possibile.
Perché vorrei essere una spugna infinita, per non lasciare che me ne sfugga neanche una goccia… nemmeno una.
Non so neanche se t’interessa questo mio monologo. Stai dormendo e non vorrei disturbarti con il ticchettio dei tasti…

Bellezza…
Vorrei carezzarti i capelli, adesso…
Anche se devo ammettere con rammarico che non ricordo più esattamente il loro colore.
Vorrei guardare per un po’ il tuo viso, adesso…
Ma anche questo mi appare confuso, smarginato, indistinto.
E’ quasi un anno che non ci vediamo. E non è che prima abbiamo fatto delle grandi scorpacciate!

Bellezza…
Ce ne sarà nel nostro prossimo incontro? Sarai imbarazzata? Lo sarò io?
Già, perché io ti parlo in modo strano quando ti scrivo.
Te ne sarai certamente accorta.
Senza pudore, senza pudori. Parlo dritto a quell’anima che sono sicuro d’ aver visto. Guardo dritto in fondo a quegl’occhi che la contengono. Parlo a te perché adoro farlo.
Sarò solo un gran chiacchierone, che vuoi che ti dica…
Magari tutto ciò che vedo è solo una mia fantasia. Forse non c’è nulla di speciale, ma sono io a volerlo vedere tale. Tu che dici?

Ti ho detto di volerti molto bene.
Mi hai detto di volermi bene. Molto.
Condividiamo un sentimento.
Non siamo soci in affari. Non abbiamo comprato insieme un capannone. Non fabbricheremo bamboline di pezza in Romania. Non faremo soldi a palate.
Eppure siamo ricchi…
Condividiamo un sentimento.

Capiterà (ed è già successo…) che ci troveremo in parti diverse del mondo e vedremo qualcosa che vorremo condividere con l’altro. E lo serberemo dentro di noi: un souvenir per il prossimo incontro, per la prossima telefonata, per la prossima lettera. Perché nella strana alchimia del “comprendersi” si ha la certezza in rari momenti che gli occhi dell’altro vedrebbero ciò che vediamo noi, che il suo cuore sussulterebbe come il nostro, che i suoi sensi si stordirebbero quanto i nostri…
Ti ho detto di volerti bene.
Per questo te ne voglio. Perché – giusto o sbagliato che sia – penso che in alcuni rari momenti ciò sia possibile, con te. Perché sono uno che non porta souvenir da nessun posto per nessuno, se non per quelli cui vuole realmente bene. Tu sei una di loro. Siete molto pochi.
Talmente pochi che vi ho dichiarati “specie protetta”, sai com’è… temo l’estinzione!
Ti ho detto di volerti bene perché te ne voglio. Perché penso a te con tenerezza e, per quanto sconosciuta tu possa essermi (e in parte effettivamente lo sei…), sento che sei sempre stata in procinto di entrare nella mia vita.
Doveva solo accadere. Sabrina doveva portarti a quella cena. Tu dovevi uscire a dispetto del magone per la partenza dell’uomo del quale ti eri invaghita e io dovevo essere lì.
Capita con ogni persona che ci piace: sembra che non aspettiamo altro se non che si presenti a noi.
Niente test attitudinali, niente moduli da riempire, nessun colloquio da sostenere.
Quella persona arriva e, non si sa per quale motivo, entra nella nostra vita dalla porta principale. Evitando tutte la difese che abbiamo approntato per scoraggiare gli intrusi, semplicemente perché conosce già, per qualche misteriosa ragione, il percorso che conduce a noi…
Questo è quello che è successo quando ti ho conosciuta.
Ma non chiedermi perché te lo sto raccontando: non ne ho la più pallida idea!

Bellezza…

Volevo parlarti dell’effetto che mi fa. Volevo dirti di come riesce ad alzare la mia pressione interna, fino a farmi temere di poter scoppiare…
Bellezza…

Volevo parlarti dell’effetto che mi fai. Volevo dirti di come riesci ad alzare la mia pressione interna, fino a farmi temere di poter scoppiare…
Bellezza…

Ora che sono giunto alla conclusione di questa lettera, mi rendo conto che l’unica cosa di cui sono intrisi questi fogli è il desiderio d’incontrarti.
Non so quando accadrà e non voglio neanche pensarci, però…
E’ molto tardi, adesso,
ed ho finito le parole.


Grazie della tua compagnia.

Mi manchi.
Ciao.


Alessandro

postato da: blualessandro alle ore 15:49 | link | commenti (5)
categorie: ilenia
sabato, 22 ottobre 2005

Questo l'ho scritto io

La seconda lettera che ho scritto ad Ilenia (gennaio 2001), dopo un anno e mezzo di silenzo dalla prima.

"Una notte di gennaio, quasi mezzanotte…
San Francisco! Già, già…
partenza il 17 febbraio e ritorno il 28. Vado lì a festeggiare il mio prossimo compleanno, il 19 febbraio.
Mi sembra il minimo da contrapporre al tuo viaggio a Mahè…

Bè, penso che possa bastare. Ciao.

Alessandro

P.S.

Nostalgia…
Sai di cosa parlo, vero?

Quella sensazione di inadeguatezza del presente a contenere la ricchezza e la moltitudine del nostro essere.
Nostalgia è ricordare quei rari momenti - e magici – in cui il fuori e il dentro per un attimo sono sembrati coincidere…
Sai di cosa parlo, vero?

Una notte di gennaio, quasi mezzanotte…
e mi ritrovo qui a domandarmi chi tu sia.
Ma non è una risposta che voglio: quella ce l’ho già. Tu sei tu!
O meglio…

Tu sei TU.

Una notte di gennaio, quasi mezzanotte…
e mi ritrovo a contare le volte che ci siamo visti dal giorno che ci siamo conosciuti.
Così poche…
Sai di cosa parlo, vero?

Una notte di gennaio, quasi mezzanotte…
e mi ritrovo a scriverti, come tanti mesi fa, insonne, stupendomi (ma in verità neanche un po’…) di avere tanto da dirti, tanto da avvertire un nodo in gola.
Sai di cosa parlo, vero?

P.S. 2

Ho comprato un iMac e ho iniziato a studiare grafica. Soddisfa per un altro, ennesimo verso il bisogno di creazione – o meglio di comunicazione – che da sempre si agita dentro di me e che la scrittura, da sola, non riesce a colmare.
Oggi era giorno di lezione, la prima dopo le vacanze. Il mio amico Marco lì ad aspettarmi.
Gli ho chiesto se avesse ricevuto una mail nella quale gli comunicavo il mio e-indirizzo.
Quasi un presentimento, quando dopo gli ho chiesto di poter controllare la mia posta dal suo Mac. Quasi un presentimento…
Sai di cosa parlo, vero?

Era lì.
C’era.
La tua risposta.

Una notte di gennaio, quasi mezzanotte…
e mi ritrovo a pensare allo scombussolamento che ho provato, e all’energia che ho impiegato in questi mesi per dire a me stesso che non ti avrei mai cercata, e che le cose vanno come devono andare…

Mia carissima Ilenia,
sono qui, per continuare un discorso che non è mai iniziato.
Per dirti ciò che non avrebbe senso dire e che quindi non dirò.
Per stappare con te, a migliaia di chilometri di distanza, una bottiglia che dicevo di non aver conservato.
Una preziosa bottiglia con dentro - ormai maturo – un liquore raffinato: il nostro ostinato silenzio di questi mesi.
Sai di cosa parlo, vero?

Cin cin…

P.S. 3

“ Avrei voluto chiamarti e rivederti, quando son tornata a Catania. Poi non l’ho fatto. Non so perché.
“Avrei voluto chiamarti e rivederti, quando sei tornata a Catania. Poi non l’ho fatto. Non so perché.

P.S. 4

“ Con quali parole potrei spiegarti che in questa notte che si scioglie nell’attesa di te ti vorrei all’altro capo di questo tavolo, per perdermi nel tuo sguardo, per rivoltare la mia anima come un guanto fino a mostrarti le cuciture più nascoste e sperare che tu faccia lo stesso con me? “
La prima cosa che ho fatto appena comprato il mio Mac è stata quella di creare un archivio, copiando pian piano tutte le lettere di cui ho conservato le bozze. Ne ho tante e, senza alcuna traccia di modestia, quasi tutte bellissime.
La prima che ho copiato è stata quella scritta a te il 30 maggio. Quella da cui ho tratto il brano riportato sopra.<
Non è cambiato nulla, mi accorgo.
Ho la stessa voglia di parlare con te. Parlare.
Ci sono persone che frequentiamo una vita, colleghi di lavoro, vicini di casa che non capiranno in centanni una sola briciola del mondo che è dentro di noi. Ma per fortuna ci capita di incontrare per caso qualcuno che sa già chi siamo, che sa parlarci di quei luoghi dell’anima che avevamo creduto miraggi, con la stessa intensità che abbiamo provato noi scoprendoli.
Non siamo pazzi, allora… E non siamo soli…
Non ci siamo detti un granché noi due, in verità. Credo però che nei nostri occhi, per un attimo, sia passata la fugace promessa che prima o poi avremmo visitato insieme quei luoghi.
Forse verrà il giorno in cui passerai le tue dita su quelle cuciture della mia anima che credo tu già conosca da prima di conoscere me.
Forse verrà il giorno in cui passerò le mie dita su quelle cuciture della tua anima che credo già di conoscere da prima di conoscere te…

P.S. 5

Quanto impeto! Rileggendo fin qua ne trovo in quantità… imbarazzante.
Sarà che quel raro liquore ha raggiunto una gradazione proprio niente male, in questi mesi. Mi auguro che non ti giri la testa! A me forse…

P.S. 6

Sono veramente contento per il tuo nuovo lavoro. L’indipendenza economica è la cesoia più potente per tagliare le catene (più o meno prevedibili) che qualcuno vorrebbe farci portare al collo per tutta la vita, con la pretesa di farle passare per collane preziose, risentendosi addirittura se non le consideriamo tali e osiamo scalciare e ribellarci.
Se ti va mi piacerebbe sapere di cosa ti occupi (parole semplici, por favor, sono abbastanza ignorante in materia di leggi), e mi andrebbe di risentire un po’ del profumo della tua anima… Quindi, se ti va di scrivere, non fare complimenti.
Per quanto mi riguarda credo che, prima o poi, vorrò sentire la tua voce e ti chiamerò. Magari chiedendoti se hai da fare, se ti va di farmi compagnia mentre vado da qualche parte…
Sai di cosa parlo, vero?

Una notte di gennaio, quasi le due…
e mi ritrovo in tua compagnia. Chi l’avrebbe detto…

P.S. 7

Non mi hai chiamato mentre eri a Catania perché sapevi benissimo che era fuori luogo.
Anche se Il nostro personale inverno stava per volgere al termine, c’era del ghiaccio che doveva ancora sciogliersi.
Io sono andato di proposito a Roma quel fine settimana, non volevo avere tentazioni. Ma è stato allontanandomi volontariamente che il ghiaccio silenziosamente si è sciolto. Chissà che il tuo non si sia sciolto dall’altra parte del mondo…
Non fraintendermi. Se qualcuno a parte noi leggesse quello che scrivo potrebbe pensare chissà che. Sono perfettamente conscio che siamo sconosciuti l’uno all’altro, ma che ci posso fare se ho la percezione netta che abbiamo orecchie adatte per “ascoltarci”?
Ha a che fare con la capacità di sognare.
Con il percepire che non esiste una sola realtà o una sola verità, ma tante quante sono gli esseri viventi su questo mondo.
Con la consapevolezza che non c’è niente di impossibile in questa vita (tranne che un giorno io possa sembrare Brad Pitt…).

P.S. 8

Una notte di gennaio, poco dopo le due…
E mi ritrovo con te e con gli occhi pieni di sonno.

P.s. 9

Mi chiedo se ti siano piaciuti i cd che ti ho dato a Verona.
Mi chiedo se avrò mai quella bellissima fotografia in bianco e nero.

Mi chiedo che ci faccio ancora alzato a quest’ora.

P.S. 10

Mia carissima Ilenia,
sono qui, per finire un discorso che non è mai iniziato.
Per dirti ciò che non aveva senso dire e che quindi ho puntualmente detto.
Per scolarmi con te, a migliaia di chilometri di distanza, una bottiglia che avevo conservato gelosamente per l’occasione.
Una preziosa bottiglia con dentro - ormai maturo – un liquore raffinato: il nostro ostinato, silenzioso affetto...
Sai di cosa parlo, vero?

Cin cin!"

Alessandro


postato da: blualessandro alle ore 02:02 | link | commenti (8)
categorie: ilenia
domenica, 16 ottobre 2005

La prima lettera ad Ilenia

Ilenia è una mia cara amica.

Ma, come spesso accade, l'amicizia tra uomo e donna

può essere la conseguenza di qualcosa che, da una o parte o dall'altra,

non è maturata.


Nel 1999 l'ho conosciuta, nella mia città.

Ero a cena a casa di un amico

che aveva conosciuto una sua compagna di corso

(erano infatti in città per un master)

che a sua volta, a quella cena, aveva portato

anche lei.


Mi piacque quella sera, ma di più le

volte successive, conoscendola meglio.


Per farla breve mi presi una sbandata.


Sono partito, un mese dopo la sua di partenza,

perché avevo desiderio di vederla.


Questa è la prima di quattro lettere che poi le scrissi.



"30 Maggio, mezzanotte e mezza


Devo scrivere, Ti devo scrivere…


Ne avrei occasione migliore?

Ero steso a letto, aspettavo che il sonno mi sottraesse al pensiero di te.

Un’attesa inutile, visto che preferisco pensarti piuttosto che dormire.

Già… ti penso.

Ne avrei occasione migliore?


Chi sei? Perché – se nulla accade per caso – sei arrivata a me?

Parlandoti sembra non esserci alcuno spazio nella tua vita per me, a nessun titolo. Ma intanto ci sei, sei nella mia.

Sfiori i miei giorni, lasciando in ognuno di essi tenui scie di te. Semini in ognuno di essi piccoli sprazzi della tua voce, echi delle tue rare risate, preziose.

Già… ti penso.

Ne avrei occasione migliore?

Sono qui, adesso. Lontano miglia e miglia dalla mia casa, dalla mia terra. Mi ha spinto il desiderio di rivederti, tutto il resto erano scuse. Per gli altri, naturalmente, non per me.

So riconoscere i miei desideri prima ancora che vengano a bussare alla porta della mia coscienza.

E adoro assecondarli, per quanto “insensati” essi possano apparire.

Il DOVERTI rivedere era uno di questi.

Andava assecondato e ho deciso di farlo: qui e adesso.

Ne avrei occasione migliore?


Perché scriverti se più tardi ti vedrò a pranzo?

Potrei dirti tutto a voce…

Ma dirti cosa?

Non so neanche se in fondo ai tuoi occhi troverò la stessa anima che ho visto il giorno della tua partenza…

Per parlarti del mio desiderio di te? E a cosa servirebbe?

Con quali parole potrei spiegarti che in questa notte che si scioglie nell’attesa di te ti vorrei all’altro capo di questo tavolo, per perdermi nel tuo sguardo, per rivoltare la mia anima come un guanto fino a mostrarti le cuciture più nascoste e sperare che tu faccia lo stesso con me?

Con quali parole potrei spiegarti che a volte nella vita si è assaliti da desideri che nessuna realtà può contenere?

E se anche trovassi parole sufficienti per l’inesprimibile, tu vorresti ascoltarle?

A me sembra che tutto ciò sia impossibile da comunicare, meno che mai a voce.


Scrivo per dirti che mi dispiace di non aver potuto passare qualche sera da solo con te, mentre eri a Catania.

Scrivo per dirti che – inspiegabilmente – ho la certezza di aver trovato in te spazio sufficiente a contenermi. Come – inspiegabilmente – sembra che tutto indichi che stai andando via, che non riposerò mai nei tuoi occhi, che non riposerai nei miei…


Scrivo per dirti che non voglio dirti più nulla. Che se nulla accade per caso sono felice di averti incontrata.

Spero solo che saprai andare avanti per la tua strada, senza tradire le verità che hai dentro, senza ferire per paura di ferire finendo col ferire ancora di più…

Tu sai cos’è giusto.


A Ilenia,

a ciò che vorrebbe essere

a ciò che è

a ciò che saprà essere.


Alessandro"



postato da: blualessandro alle ore 12:20 | link | commenti (1)
categorie: ilenia
i controlli sono l'unica difesa